PREMESSA: quello che segue è stato scritto nell’arco di diversi giorni; ho preferito stendere un unico immenso post perchè l’esperienza è stata tale che meritava di essere riportata adeguatamente. Auspico che questo reportage invogli quanti non sono mai stati al Ring a recarvisi almeno una volta. Per quanto mi riguarda, posso dire senza esitazioni che e’ stata una delle vacanze piu’ belle della mia vita (e sono stato ai quattro angoli del globo); merito della magia del Nordschleife, ma soprattutto della compagnia. Condividere con dei veri appassionati momenti del genere è un’esperienza unica. A distanza di una settimana ho ancora negli occhi vivide istantanee di quei giorni, ormai faccio parte anch’io della schiera dei fanatici del Nordschleife e il mio unico rammarico è di non essermi unito prima a quest’allegra brigata di Ringers pazzoidi!
Occhio al quoting (non fate prendere un infarto a Twilight, sono circa 40 kb di post…) e buona lettura a tutti!
Sabato mattina, sveglia alle 6.30… mapporc… che sonno… mi preparo rapidamente, esco, Milano è semideserta.
Alle 7.20 passo a prendere Mady (un’amica) e alle 8.10 siamo a Chiasso. Mentre attendo Rothgard e Pianale, conosco Z1 che era già lì con la sua Ibiza TDI 130 CV nera lucente.
“Certo che questo colore rende davvero!”
“Eh, si’, quando e’ pulita è proprio al meglio”.
Queste parole si riveleranno profetiche…
Arrivano Pianale e Margherita sulla Serie 1 Japan Rot e la troupe televisiva (Rothgard + Luca e Ugo) su Corolla TS, che filmerà ore ed ore di riprese tra interviste, riprese in viaggio (incluse inquadrature tipo “camera car” con costose telecamere a pochi cm dall’asfalto a 70 km/h…) ed in pista.
Dopo una degna colazione, partiamo. La Svizzerà e’ splendida, laghi alpini si aprono d’improvviso con pascoli verdi e baite che punteggiano le coste, mentre possenti montagne chiudono l’orizzonte… da un momento all’altro potrebbe saltare fuori Heidi… altre valli invece sono costellate di impianti chimici e ciminiere (non molte, a dire il vero). Lo strazio sono i limiti: 80 o 100 km/h, i 120 sono l’eccezione. Con gli autovelox ovunque e le conseguenze drammatiche di una multa (fino a 2000 franchi, pagamento immediato e successivo processo) non e’ il caso di fare gli allegroni, il risultato e’ che da Chiasso a Basilea impieghiamo quasi lo stesso tempo necessario per attraversare la Germania…
In Tedeskia i limiti sono molto piu’ ragionevoli, 130 o “frei”, con qualche raro tratto da percorrere a 100… nei tratti “liberi” procediamo sui 140-160, di piu’ il traffico non permette.
Pranziamo presso una stazione di servizio all’ombra di un gigantesco impianto eolico “By Shell”. A fine pranzo, il mio omonimo, telecamera in mano, mi intervista in qualità di niubbo del gruppo, chiedendomi dettagli su di me, su ciò che mi spinge a percorrere 800 km per poi guidare su una strada tra le colline in mezzo al nulla e su quanto ho intenzione di tirare in pista… evito per scaramanzia di fare lo sborone e rispondo che starò ben attento a non farmi male, per questa volta 
Dopo varie soste arriviamo nelle campagne dell’Eifel. Il paesaggio è senz’altro “wagneriano”: vallate verdissime e molto ampie, punteggiate da villaggi con l’immancabile chiesetta dal tetto aguzzo al centro. Squarci di foresta qua e là, per la maggior parte conifere altissime, pioppi e betulle.
Ma siamo qui per correre, non per ammirare il pur splendido panorama. Mi lascio guidare da Pianale fino al parcheggio del circuito… e qui comincia l’estasi.
Chiunque sia mai stato ad un raduno o ad una manifestazione motoristica sa bene che tipo di auto si incontrino… qui e’ incredibile: la maggior parte delle auto sono Porsche. E non tranquille 996 “lisce”: GT2, GT3 RS, 993 con alettoni immensi, GT3 “cup”, Noble M12, una quantità immane di Elise, Exige (meravigliosa una MkI “dei nostri”, bianca e blu con linea rossa attorno alla carrozzeria), BMW M3 Csl, varie kit-cars inglesi, Mini assurde (vecchio tipo, of course), Viper. Qualche Alfa 75 con camber improponibili all’anteriore. Una sola 147 vista in tutto il WE e solo un’altra TT. La maggior parte delle auto è elaborata. Gabbie, finestrini in lexan, niente cazzate da tuning estetico, cerchi grandi ma non esagerati, gomme slick a profusione…
Sono esaltatissimo… ho ancora le valigie in auto, ma sono li’, piove, qualcuno gira… non posso aspettare fino a domani. Breve consulto tra gli IDA-Ringers (un po’ preoccupati per la mia decisione, visti il meteo e gli 800 km sulle spalle) su chi debba sedersi sul sedile passeggero per farmi da navigatore, mentre la troupe televisiva
riprede tutto in stile “reality show”. Z1, grazie alla sua esperienza è il prescelto. Immagino che debba fidarsi davvero molto delle mie doti per accompagnare un niubbo sul Ring fradicio…
Compiamo il rito dell’adesivo del Nurburgring sul paraurti, immancabile “santino” da avere sempre con se’ prima di varcare i cancelli…
Carta da 6 giri… ok, c’e’ tutto… guanti, cinture, tutto fissato in auto, ci avviciniamo alla sbarra automatica. Sono completamente calmo. Z1, immagino, un po’ meno
))
Entriamo, piccola chicane artificiale che ci porta al centro dell’immenso rettilineo, accelerazione, primi due curvoni veloci, poi in 3a, destra-sinistra, di nuovo a destra affiancando il guard-rail, tanto per scaldarsi un pò…. si aprono le danze: dosso poi subito sinistra, cacchio che dislivelli, altro che GTR o GT4, nella realtà e’ peggio di una strada di montagna…. un altro paio di curve, poi la Hartzembach…. destra, sinistra, destra, ancora sinistra, il ritmo è rapidissimo, la pista non e’ mai in piano, non si vede nulla alla Hocheichen, Z1 mi guida, “occhio, stai all’interno poi esci facendo scorrere e apri tutto” Mi sento il figlio segreto di Sainz gettato in un qualcosa piu’ grande di lui…
La velocità sale… Flugplatz, la strada sembra sospesa nel vuoto, tango giù tutto, dopo poco Aremberg, la prima curva veramente stretta ed una delle poche con una geometria da circuito “normale”: l’uscita è semplice, accelero, l’auto è ben assettata, credo di aver preso un minimo di confidenza con il tracciato; non so cosa mi attende, povero stolto…
Arriviamo alla famigerata “compressione” (altrimenti detta Fuchsrohre): 300 metri in discesa che ti sparano in una cunetta che piega subito a sinistra, risale, dosso cieco e curva a sinistra… “questa andrebbe fatta in pieno” mi spiega Z1… sono a 160… non ce la faccio, se mollo d’improvviso l’auto si destabilizza e mi schianto subito, penso. Affronto tutto in decelerazione, dopo la discesa la gravità schiaccia tutto verso il suolo e come in una fionda sono catapultato sulla salita che termina appunto in un dosso cieco…. il giorno dopo, come passeggero di Z1, affronterò questo tratto a 220, ma questa e’ un’altra storia…
Adenauer-Forst: questa sequenza di curve, su 14 giri totali, mi farà sudare non poco ogni volta… sto largo come mi consiglia Z1…sinistra… sottosterzo violento… l’Haldex fa del suo meglio… ESP, derapage “elettronico” e sono lento in mezzo alla chicane, ripromettendomi di fare meglio nei prossimi giri.
Kallenhard: uno dei tratti piu’ insidiosi, una doppia curva a destra che inizia con un dosso, tanto per evitare di mostrare al pilota cosa c’è dietro… la prima è relativamente larga, breve rettilineo dove si accelera di nuovo, poi la seconda che stringe molto in uscita, la barriera esterna si avvicina prepotentemente, stritolo il volante, tengo giu’… in questo tratto ringrazierò più di una volta l’elettronica.
Più avanti arriviamo in un tratto ben conosciuto da Rostro
c’è una tripla curva a destra e successivamente, alla Wehrseifen, la pista si inabissa e si annoda nello spazio di cento metri: curva stretta a destra e subito controcurva a sinistra (quasi un tornante). Non mi aspetto un tale rallentamento e così arrivo troppo veloce. Freno tra le due curve ma ho pochissimo spazio e subito devo buttarmi a sinistra, ancora sottosterzo, la pista è viscida, in qualche modo resto tra i cordoli…
I chilometri proseguono ad un ritmo indiavolato, percorro curve con inclinazioni (longitudinali E trasversali) mai viste in una pista, l’unico paragone possibile, ancorchè banale, è con le montagne russe. Il Corkscrew di Laguna Seca è un’eccezione tra i circuiti “normali”. Al Nordscheife sarebbe una curva come un’altra. Da cunette profonde guardi in alto e pensi “no… quella non PUO’ essere la pista”, mentre l’auto inizia prepotentemente ad arrampicarsi su dislivelli impossibili, ti proietta verso il cielo e non hai il tempo di pensare perchè subito il tracciato piega da un lato, anche se non sai esattamente dove, visto che c’è un dosso in uscita che nasconde la successiva porzione di pista, mentre la foresta scorre ai lati e le barriere lucenti ti ricordano di essere in un luogo dove gli errori non sono tollerati…
Arrivati alla Breischeid, vediamo un pilota che si sbraccia, casco in testa, all’ingresso della Ex-Muhle… zolle di terra divelte a bordo pista, rallentiamo… una Peugeot e’ su un fianco, il tetto schiacciato… welcome to the Ring…
Proseguiamo, lungo tratto veloce, vedo un tornante a destra, se la memoria non m’inganna dovremmo quasi essere “lì”… una curva a sinistra: sì, è il Karussel. Z1 mi indirizza sulle traiettorie… largo, poi buttarsi nel catino, tutto in pieno e uscire poco prima della fine della striscia in cemento con un colpo di sterzo. Vibra tutto, l’accelerazione verticale è una sensazione strana, infonde sicurezza anche se con il fondo viscido ed irregolare e’ davvero solo un’impressione. Pesto come un dannato, sento di esserci, l’auto pure, andiamo avanti… mi sta piacendo davvero, non c’e’ nulla di simile al mondo, penso un momento ai track days a Monza… come girare su un kartodromo, al confronto.
Arriva la Hohe-Acht.. sembra fatta per la TT, è tra le curve che preferisco, una “S” in salita che vedi, mentre ti arrampichi, completamente inclinata a destra e cieca in uscita… in 3a il 1.8 20 valvole spinge che e’ una bellezza… altra serie di curve strette… Wippermann: serie di “S” in discesa piuttosto veloci, la traiettoria ideale qui si apprende con tanta pratica, Z1 mi consiglia di tagliare le traiettorie salendo sui cordoli, qui piuttosto bassi e pavimentati all’esterno, per fare tutto in pieno ma ci vuole davvero tanto stomaco… maybe next time 
Dopo una curva media a sinistra si apre davanti a noi la Brunnchen: c’è qualche spettatore, è una curva a destra ad angolo retto, sembra semplice, l’impressione è “da stadio”: l’asfalto è coperto da scritte multicolori mentre una seconda curva a destra, bordata anch’essa da spalti, termina in uscita con sanpietrini sul lato esterno che ricordano con il loro caratteristico rumore come oltre essi non sia il caso di mettere le ruote…
Arriviamo alla Pflanzgarten, dove troviamo i due dossi più impressionanti di tutto il circuito: il primo e’ ripidissimo, per di piu’ con una curva stretta ai piedi, sono ormai convinto che l’uomo che ha progettato questo tracciato doveva essere un pazzo sadico… altre due curve… “ora c’è n’è un altro: frena prima, ruote dritte e durante la discesa apri tutto”. Ok, ricevuto, tanto non può essere peggio del primo… arrivo al dosso abbastanza veloce, allora.. ruote dritte, frenata… intravedo il paesaggio dietro… pero’, e’ molto piu’ in bass… cazzocazzocazzo è ANCORA più ripido!!! Percorro un dislivello di 6-7 metri in poco piu’ di 30 metri di pista. Giu’ tutto… (i manici se lo fanno *volando*, questo dosso) poi via verso l’ultima parte del Nordschleife!
Piu’ avanti, dosso, si punta al cordolo sulla sinistra senza vedere nulla, ci si deve fidare, dietro c’e’ solo uno zig-zag da tagliare per la mediana, da fare in pieno… si arriva velocissimi ad una doppia curva a destra, da 4a… tutto scorre molto velocemente, poi curva secca a sinistra, ancora un po’ piu’ avanti un “mini-Karussel” (Schwalbenschwanz) che piega a sinistra, ormai sono “rodato”, una lunghissima curva a destra che stringe più volte (difficile trovare il punto di corda ideale), poi si apre il rettilineo da due chilometri e mezzo che ci riporta al punto di partenza.
Sono esausto, tutta la stanchezza accumulata nel corso della giornata riemerge di colpo, Z1 mi fa i complimenti e non capisco se e’ per aver guidato bene nonostante la prima volta o semplicemente per essere tornati interi al parcheggio…
))
Al ritorno i veterani del gruppo vogliono sapere le mie impressioni… sono senza parole… nulla assomiglia neanche vagamente a questo posto… è un’esperienza talmente intensa, un misto di adrenalina, tecnica di guida, terrore e passione. Tutto il resto sembra semplicemente spento. Forse un cocainomane direbbe la stessa cosa, ma l’impressione è quella e l’unico pensiero che ti passa per la testa è: “ancora”…
Andiamo in albergo…. Barwailer è un villaggio (saranno 150 abitanti) tipicamente nordeuropeo. Pavimentazione perfetta, stradine in porfido, giardinetti, chiesetta linda… e il nostro albergo, con un parco auto che stride non poco con l’atmosfera rurale: GT3, Elise, Exige, Jaguar R, ecc. ecc.
Incontro in albergo Adolph, uno dei maghi del Ring (pare che giri sotto gli 8 minuti con la sua Lotus…), il gruppo dei Cinghialoni alloggia nel nostro stesso hotel; nel WE non riuscirò a strappare a nessuno di loro un giro da passeggero, non ci becchiamo nel parcheggio mentre entrano… mi rifaro’ la prossima volta…
Dall’albergo usciamo per andare a cena. Visto che siamo nello stesso hotel, Pianale ci offre un passaggio. La mia auto è sporchissima, moscerini ovunque, tappetini da lavare, cerchi neri… la Serie 1 Japan Rot sembra uscita il giorno prima dal concessionario. E Pianale si lamenta pure della sporcizia (ROTFL! Sul cofano ci si potrebbe mangiare!) e di un segnetto minuscolo sullo specchietto! Pensare che una Smart ha distrutto il suo paraurti tamponandomi e non sono mai stato dal carrozziere… all’interno apprezzo l’abitabilità posteriore della Serie 1 e qui spezzo un’arancia (cit.) in favore della “ciabatta”. I sedili posteriori della Serie 1 sono ampi. Chi dice il contrario, mente. In altezza avevo 10 cm di aria sopra la mia testa e sono 1.82. L’auto è molto silenziosa e l’assetto è piuttosto confortevole (Pianale mi ha guardato come un alieno quando ho detto questo… ma tanto sarebbe salito il giorno dopo sulla mia e avrebbe capito…). Peccato per quel rumore che si sente all’esterno quando si dà contatto…
Andiamo a mangiare al Tiergarten, nel parcheggio troviamo una Z4 rossa (molto, molto bella in effetti, specie con i cerchi da 18″ componibili). Inutile dire che scattano i confronti con la PianalCar con tanto di foto… vabbe’… Tra i vari cimeli appesi ai muri del ristorante, mi indicano un pezzo dell’auto di CRX (penso al famoso video del botto…). Il posto e’ incasinatissimo ma ci fanno accomodare in un privè tranquillo. Lì parliamo un po’ di tutto, Ricky esprime le sue teorie sul Ring per la felicità della troupe televisiva capitanata da Rothgard che instancabile registra ogni cosa
Il giorno successivo, con calma
)), arrivo al parcheggio. Trovo Pianale alle prese con la TV coreana: la giornalista chiede di fare un giro, dietro siedono Rothgard ed il cameraman dagli occhi a mandorla…. la matta, a vedere il video girato da Rothgard, urlava come un’indemoniata… ma di questo vi parlerà piu’ diffusamente Pianale ed esiste un video della cosa…
Giro con Z1, da passeggero. Rileggetevi quello che ho scritto sul mio primo giro, ma ad una velocità doppia. Naftone o no, se conosci la pista vai come un treno (e cmq l’Ibiza TDI spingeva non poco, specie nei tratti “salite + dossi”, dove la coppia serviva eccome), poi Z1 sa guidare davvero: affronta Fuchsrohre e Wippermann in pieno, siamo costantemente agli estremi del tracciato, si sfrutta tutto lo spazio possibile per scaricare i cavalli ed uscire il più velocemente possibile dalle chicane. Solo una Mini ci svernicia brutalmente… vecchio tipo, blu, giardinetta, gomme immense, chissà cosa la spinge. Ma tanto svernicia anche la M3 CSL grigia davanti a noi: copia la traiettoria della tedesca in una chicane, la affianca e passa…
Tornato dal giro con Z1, mi rendo conto come su questa pista i margini di miglioramento siano immensi. La varietà del tracciato rende impossibile percorrere tutto alla perfezione (oddio, forse Sabine, la Ring-Taxista a bordo della M5 ufficiale, avrebbe da ridire riguardo quest’affermazione) e ci sono diverse impostazioni nelle traiettorie che dipendono anche dalla propria auto. Leggo sulla guida BMW che alcuni tratti hanno anche 3-4 approcci possibili. Mentre penso a questo, torno al bar del “paddock”, punto di ritrovo del nostro gruppo. Scambio quattro chiacchiere con Margherita e Pianale.
Attorno a noi gente che viene, gente che va, chi torna da un giro, chi saluta tutti e scompare per il tempo di una veloce escursione nell’Eifel, chi sfrutta un passaggio per poi ricambiare il favore… la giornata trascorre così. C’è un clima rilassato, pur con le migliaia di cavalli che ingombrano il parcheggio. Attorno a noi è un susseguirsi di Porsche e kit-cars con scarichi “ticchettanti” appena tornate da un giro sul roller coaster asfaltato, c’e’ chi all’uscita non svolta neanche per il parcheggio e continua ad inanellare giri su giri… attendo 20 minuti prima di partire per il giro successivo, assaporando il momento.
Qui nessuno fa il gradasso o sente il bisogno di dimostrare qualcosa a chiunque altro (se non a se stesso). Sarà per il livello mediamente molto alto di chi guida abitualmente su questa pista, sarà perchè il Ring incute rispetto anche a chi da queste parti c’e’ stato decine di volte. L’atmosfera è sospesa, attorno a noi soltanto boschi e un nastro di asfalto, guardi il castello di Nurburg che domina la regione e pensi alle persone che da queste parti ci vivono… mentre per un visitatore appassionato è come un gigantesco parco giochi: la pista da F1 da un lato (visibile dalle tortuose strade che collegano i paesini), i campi dall’altro, il Nordschleife che ogni tanto fa capolino da dietro le colline, riferimenti all’automobilismo sportivo ovunque, automobili che normalmente ti fermeresti a guardare ti incrociano ogni 5 minuti per le strade e vedi che passano nell’indifferenza generale di chi certe cose le vede ogni giorno…
Parto per un altro giro. Cerco di ricordarmi le indicazioni di Z1… i primi 10 km passano senza eccessivi problemi, la seconda parte mi è più ostica, in molti tratti non ricordo affatto la sequenza delle curve e, nel dubbio, prima dei dossi mollo (in barba al detto “se sei incerto, tieni aperto!”). L’auto è spesso scomposta in curva, devo operare continue correzioni nelle sezioni “cieche”, ringrazio la Bosch diverse volte, specie alla Kallenhard… torno al parcheggio, determinato a migliorare.
Trovo Pianale con in mano una copia di Auto Motor und Sport. Mi chiede di tradurgli un pezzettino di articolo relativo ai futuri sviluppi della Serie 1… il mio tedesco zoppica un po’, tuttavia leggo che la Z4 M avrà un V8 e la M1 pure! Interessante… anche se per la M1 sembra che sia in lizza anche un sei cilindri turbo da oltre tre litri… fotografiamo il tutto, sapendo già che l’argomento sarà alla base di un thread chilometrico su IDA…
Osservo nel parcheggio la Speedster di Ricky… beh, quel che ne rimane da quando è uscita di fabbrica: mi racconta delle modifiche meccaniche apportate nel corso degli anni… rossa, senza marchi, abitacolo spoglio, strumentazione Stack, compressore volumetrico, pistoni stampati, bielle forgiate, freni AP Racing, molle e ammortizzatori sportivi, cerchi OZ gommati Advan 048… una vera belva. Provo ad immaginare come possa essere guidare un simile mostro…. anche qui, avrò una sorpresa.
Ad un certo punto succede quello che al Ring è quasi routine, finchè riguarda gli altri: un incidente. Nei due giorni e mezzo in cui sono stato al Ring, ho visto non meno di sei impatti e l’ambulanza è entrata un paio di volte. I miei compagni di viaggio mi raccontano come nei week-ends estivi i motociclisti si rendano protagonisti della maggior parte degli incidenti. In questi casi, a volte l’ambulanza esce dal tracciato a sirene spente…
Questa volta però la cosa ci riguarda da vicino. Alla Hocheichen, Z1 mette una ruota sullo sporco e, complice l’asfalto viscido, si innescano una serie di pendoli che terminano con un testacoda e l’angolo posteriore sinistro dell’Ibiza finisce sul guard rail. Paraurti stracciato, passaruota ammaccato, porzione di faro rotta ma soprattutto ruota posteriore sinistra con il camber “ritoccato” all’interno, complici i braccetti della sospensione piegati. Nessun danno alle persone, anche se la società gestione del Ring esigerà un pesante tributo per ripristinare la porzione di barriera piegata nell’urto.
Per alleviare l’atmosfera non molto allegra, decidiamo di formare un “trenino”, facendo un giro sotto l’acqua con tre auto: Ricky (con le Advan 048 da testare simpaticamente sul bagnato…), io (con Z1 come passeggero, tanto per esorcizzare l’accaduto… e rinfrescarmi la memoria grazie alle sue doti da navigatore) e Pianale (con il “media team” a riprendere il tutto). Complice il bagnato, Ricky ha qualche problema a tenere dritta la Speedster con le slick omologate nipponiche… alla Adenauer Forst si esibisce in un sovrasterzo che induce me e Pianale a sorpassarlo. Segue un giro sotto una pioggia torrenziale con arrivo in “parata” sul rettilineo: da veri fricchettoni, pollice alzato, finestrino abbassato a sfidare le intemperie e qualche smorfia idiota da “ghetto pimp” per le telecamere… yeah, baby.
))
La sera l’appuntamento è in un concessionario di motociclette parzialmente adibito a ristorante. Questa volta offro io il passaggio a Pianale e Margherita… ancora una volta la TT puo’ far valere l’omologazione “2+2″, ospitando quattro persone in modo piu’ (per chi è davanti) o meno (per che è ammassato dietro) comodo. Mady e Margherita mi stanno ancora maledicendo… 
Lunedì mattina il Ring è chiuso. Ne approfittiamo per visitare Adenau con Pianale e signora. Ennesima folgorazione: la strada che da Barweiler perta ad Adenau è una perfetta prova speciale: strada monocorsia (ma a doppio senso) che si snoda per 7 km in un sottobosco verdissimo (anche per la pioggia costante) con boschi di conifere e ponticelli a rafforzare l’impressione di poter veder sbucare una 206 WRC da un momento all’altro. In molti cortili, nei paesi, scorgiamo 911 piu’ o meno preparate, carrelli, motorhome sponsorizzati: è la fusione tra splendidi paesaggi e motorsport a rendere questo posto unico. Ad Adenau troviamo parcheggiate due Caterham R400 inglesi già incontrate il giorno precedente al Nordschleife. Una delle due e’ targata in modo eloquente: “R400 BYE”
Ho come l’idea che i due folli proprietari siano arrivati da casa guidando quelle auto…
Tornati al Ring, troviamo poco movimento. La pista è ancora chiusa, incontriamo tutti gli altri, Ricky è piuttosto contrariato per il meteo che gli impedisce di scatenarsi con la sua Speedster. Rothgard offre un giro sulla sua Corolla. Io sono sul sedile del passeggero, Ricky è dietro. Come sapete, il motore è quello della Exige, sono molto curioso di verificare il comportamento dell’auto in una situazione tanto complicata (piove a tratti e la pista non è uniforme quanto a condizioni di aderenza).
La progressione è lineare, la camma sportiva entra con un lievissimo tremito ai 6200 giri. Il sound è quasi motociclistico, l’urlo del propulsore nipponico è inconfondibile, l’auto danza veloce tra i cordoli e sembra molto leggera. Il motore esige un uso inteso del cambio per essere tenuto sempre nel suo range ottimale, in compenso è prontissimo… un altro giro memorabile!
Piove piu’ di ieri, la pista e’ un inferno: all’inizio e’ asciutta, dopo 5 km c’e’ un tratto dove diluvia, come dicevo prima questa giornata sarà caratterizzata per il fondo viscido ed irregolare. Ci sono due cantieri: stanno sistemando le barriere sfondate il giorno prima dai piloti e vi sono tre restringimenti di carreggiata. Io ne approfitto per fare un po’ di giri: le auto più estreme non entrano, il Ring è quasi vuoto, posso provare liberamente le traiettorie senza timore che qualche veicolo dal rapporto peso/potenza inferiore a 3 kg/CV sbuchi dal retrovisore per chiedere strada nel momento meno opportuno… e qui divento razzista.
Mi trovo davanti un Touareg TDI V10 nero. Solleva una montagna d’acqua, è visibilmente piu’ lento di me, non conosce affatto la pista, gli chiedo strada con la freccia. Niente. Lampeggio. Zero. Lo seguo per un po’, ma è piuttosto pericoloso: tra la pioggia e i suoi Pirelli Scorpion che sparano un muro d’acqua sul mio parabrezza, non è un bell’andare, Mady è al mio fianco ed è preoccupata. Il Touareg si sposta, mi affianco a sinistra. Curva a destra…. mi chiude all’esterno! Non capisco se sia piu’ idiota o piu’ arrogante, comunque il mio odio latente per i SUV comincia ad affiorare prepotentemente. Karussel: come prevedevo, non entra nel “catino”. Lo affianco all’interno, percorriamo tutta la curva in questo modo, sono talmente in basso rispetto a lui che posso vedere il suo albero di trasmissione, è un muro di lamiera nera che mi sovrasta e non accenna a darmi strada… tra un po’ devo allargarmi. L’idiota fa come se non ci fossi, mi costringe a mollare, pena fiancata da rifare, e sarà cosi’ per tutto il giro.
Esasperato, non rientro nel parcheggio ma punto di nuovo ai cancelli. Le gomme sono calde, so che non terranno… pero’ devo sfogarmi. Un altro giro, questa volta con altre traiettorie, alcune migliori, altre piu’ ardite, le gomme fischiano ad ogni curva, segnalandomi che non sono fatte per quell’uso… rientro piu’ calmo, piu’ sicuro di me, la seconda parte del circuito inizia ad essermi un po’ piu’ chiara.
Nel parcheggio arriva una Porsche Carrera GT. Nera, splendida. Per me è la supersportiva piu’ bella degli ultimi anni. Fotografo ogni dettaglio. Gli inglesi che sono da quelle parti sono senza parole, sbaviamo tutti. Con Ricky, pero’ notiamo alcuni dettagli da “modello base”: mozzi non colorati, pomello del cambio in pelle e non in legno naturale e cinture convenzionali invece di quelle a 4 punti. Si vede che non avanzavano spiccioli
Pianale becca subito la condensa nei fari… qualcosa di intollerabile in un’auto di quel prezzo. Arriva il proprietario con un passeggero. Si aprono le portiere: brancardi in carbonio circondano l’abitacolo, noto con piacere che la strumentazione segna oltre 14.000 km, segno che l’auto viene usata regolarmente e non tenuta sotto una campana di vetro. Bene, è quello che farei anch’io… Partono. Aspetto un po’, poi vado a farmi un altro giro. Al ritorno la Carrera GT non c’è. Se ne sarà andata…? Non l’ho vista sul circuito, quindi di certo non ha avuto incidenti…
Do’ un passaggio a Pianale e ripartiamo. Oggi ci sono molte auto “tranquille” che procedono lentamente: station wagons, un trio di berlinone tedesche (Serie E SW, 5er e altra Mercedes), ma anche Porsche e Lotus di vario tipo, che procedono piano onde evitare disastri. Vedo che si spostano immediatamente non appena sopraggiungo: oggi tocca a loro dare strada, l’Haldex si prende la sua rivincita.
Ad un certo punto, vediamo due immensi solchi nel fango a bordo pista, un carro attrezzi, una larga sagoma scura… NOOO!!! E’ la Carrera GT contro una barriera, coperta di fango! Dev’essere rientrata per un secondo giro mentre io finivo il giro precedente… Pianale parte con le foto. Mi fermo per un istante. Davvero un peccato, un crimine contro l’automobilismo…
Tornati nel parcheggio, la voce si è già sparsa tra i presenti. Attendo che le luci del carro attrezzi compaiano in fondo al rettilineo, come tutti gli altri del resto, che fingono indifferenza… dopo un quarto d’ora arriva. Non meno di una ventina di persone si preparano a fotografare lo scempio… mi passa davanti la fiancata che era appoggiata alla barriera: è molto sporca, ma non si notano grandi ammaccature. Il fondo piatto monoscocca, pero’, era certamente andato. Ipotizzo un preventivo di almeno 20.000 euro… fix it again, Tony.
Vado a fare benzina. Fermo al distributore, guardo le altre auto che fanno rifornimento: al mio fianco due 996, una Turbo ed una S. Dietro di me due GT3 RS bianco/rosse. Davanti, una GT3 RS bianco/blu.
Dall’altro lato, una M3 E36 gialla e nera preparata “a morte”, mentre attende di poter controllare la pressione delle gomme una 964 fucsia… decisamente non è un posto normale
E’ il momento di ospitare Ricky. Come la legge di Murphy vuole, sbaglio piu’ traiettorie del solito, porcaccia… L’Haldex fa bella mostra di se’ in compenso, e non sbaglio un paio di passaggi che invece mi avevano dato problemi in precedenza. Il mio “veloce” ospite mi dà qualche consiglio. Esprime soddisfazione al Karussel per la velocità raggiunta e, dopo, per il confort della vettura. Rientriamo, vediamo che dice…
“Gli stessi cavalli della mia, pero’ sembra di essere fermi!” Ehm… vabbe’… chissà come dev’essere guidare la sua…
Rothgard, Luca e Ugo ripartono, così come Pianale e Margherita.
Salutiamo tutti e ci diamo appuntamento con Z1 e Ricky ad Adenau per cena.
Ci troviamo in un tipico ristorante… italiano. Bistecca con burro di crauti, bratkartoffeln e weissbier. Appunto, italiano! Seguono aneddoti di varie gite al Nordschleife, che forse non è il caso di riportare
Il giorno dopo, Z1 mi chiama. Lui e Ricky sarebbero dovuti ripartire prima di noi, in realtà sono pronti solo alle 9 e 40, cosi’ decidiamo di fare il viaggio insieme, passando questa volta per la Francia. Ottimo!
Ci dirigiamo quindi verso Saarbrucken. Attraversiamo il Reno, quindi la Mosella… immagino di scorgere un gruppo di Panzer da dietro le colline, sono nomi e luoghi evocativi…
Sorpassiamo a 130 km/h un Mercedes Vito della polizia federale, sorta di FBI tedesco. Il limite era di 100 km/h. Dopo un po’, il furgone ci sorpassa di nuovo, affianca Ricky ed il nerboruto poliziotto vestito con giacca di pelle nera d’ordinanza intima al nostro di moderare l’andatura. Il tutto si risolve a gesti… amichevoli, per fortuna! 
Una volta in Francia, procediamo in fila indiana. Ad un certo punto vedo che l’auto di Ricky trainante il carrello con la Speedster inizia a fumare. Accostiamo, estraggo l’estintore che porto sempre con me e mi precipito davanti… avevo giudicato male: l’auto e’ a posto, il fumo proveniva dalla spalla di una ruota del carrello, che ha ceduto. Fortunatamente, Ricky ha con se’ una ruota di scorta anche per il carrello, cosi’ procediamo verso la prima area di sosta.
Qui, per la felicità dei camionisti fermi nell’area, inizia un carosello di smonta-e-rimonta la ruota che non sto qui a descrivervi… intanto facciamo scendere la Speedster dal carrello… chiedo a Ricky di poter salire e per tutta risposta mi invita a farci un giro… wow. Apro lo sportello… lamiera. Gli interni quasi non esistono… con difficoltà mi sistemo al posto guida, tra volante e sedile c’e’ poco spazio e la mia coscia ci passa appena. Sono in macchina, mi circonda la “vasca” di alluminio che costituisce il telaio della vettura. Il mio fondoschiena non sara’ a piu’ di 15 cm dal suolo. Mi guardo attorno: cambio con tutti i leveraggi a vista, sedili sportivi, cinture a 4 punti, pedaliera raccolta, finestrini laterali minuscoli. Sembra un giocattolino… ma non lo è. Giro la chiave e premo trepidante il tasto al centro della plancia. “Whinnn-whin-whinwhinwhin… BRAURRRrrrrrrrr…” Le mie orecchie sono a 30 cm dal motore, niente pannelli fonoassorbenti, scarico sportivo. Innesto la prima, percorro un “otto” nell’area di sosta, lo spazio e’ quello che e’… cavolo… mi e’ rimasta la voglia… manovro e parcheggio. Scendo a malincuore. L’ho “mossa”, non guidata. Beh, meglio di niente.
Alla fine ci ritroviamo con la nuova ruota montata ma gonfiata ad una pressione troppo bassa… non possiamo procedere cosi’ con tutto il peso della Speedster che grava sul pneumatico non perfettamente gonfio, rischiamo di rovinare anche la gomma nuova. Che facciamo? Andiamo fino alla prossima stazione di servizio.
Ricky deve guidare la sua auto che traina il rimorchio scarico. Mady non ha grande esperienza alla guida… giudichiamo l’Ibiza piu’ semplice da approcciare rispetto alla mia. Z1 guida la TT, aveva anche voglia di farlo… quindi io porto la Speedster!!!
Partiamo. Ricky davanti, io dietro… sto guidando un’auto da pista sulle autostrade francesi!
Quello che davvero impressiona è il fragore del motore. In 20 km riesce a rintronarmi, ogni minima variazione nella pressione dell’acceleratore muta la sonorità del motore, che è coinvolgente, scorbutica, per nulla civilizzata.
Alcune auto ci sorpassano. I minuscoli specchietti retrovisori danno giusto un’idea di quello che accade intorno a me, la mia testa è al livello dei mozzi dei furgoni
)) Davanti, i passaruota formano due piccole gobbe. Sono 20 km di esaltazione, quando si dice che “l’auto risponde ad ogni minimo input”, penso ci si riferisca a quello che si prova in un veicolo del genere. Il volante è semplice da descrivere: come un kart. Diretto allo stesso identico modo. Fulmineo, piccolo, perfetto. E’ sufficiente un movimento di pochi gradi per scartare da una corsia all’altra.
L’assetto e’ rigido ma non massacrante. Sull’asfalto uniforme dell’”autoroute” il confort è piu’ che accettabile, anche se basta sfiorare le zigrinature delle striscie che delimitano la corsia di emergenza per scatenare un terremoto a bordo.
I freni da competizione, a queste velocità (siamo sui 130 km/h), non sono minimamente impensieriti ed ogni volta che sfioro il pedale è un’inchiodata involontaria…
Purtroppo
arriviamo alla stazione di servizio… in un impeto di tamarritudine, faccio un po’ di casino tra le pompe facendo un 1a-2a, grazie anche agli scarichi molto “liberi”…
Gonfiamo la ruota del carrello, facciamo risalire la Speedster, dopo pranzo Ricky rimette in sesto la spina dorsale di tutti
e ripartiamo.
Tutto tranquillo, attraversiamo l’Alsazia… paesaggi simili alla Germania ma con colline piu’ basse, campagne con coltivazioni piu’ estese e medesimi paesini da cartolina.
Arriviamo in Svizzera. E qui iniziano i dolori, perchè siamo stanchi, i limiti sono davvero insopportabili, c’e’ un po’ di traffico e gli autovelox sono ovunque. Un limite di 80 km/h su un’autostrada a 3 corsie semivuota è da considerarsi una violazione dei diritti umani
))
Giunti al limite dello scazzo, ci fermiamo, dopo quasi tre ore di viaggio in territorio elvetico, presso la mitica stazione di servizio Piotta! C’e’ anche un’area riservata per il “Truck Club Piotta!” Ma ROTFL!!! Io e Z1 siamo affamati. Ci propongono due malsane pizze ad un prezzo assurdo. Udiamo una voce che con fare perentorio ordina ad una dipendente di presentarsi immediatamente a rapporto. Faccio una battuta ed e’ l’inizio della fine… iniziamo a ridere come due idioti… finiamo le nostre pizze. Ne ordiniamo altre due… continuiamo a ridere mentre facciamo l’ordinazione e l’addetta ci carica per sbaglio anche due bicchieri di cola. Non li vogliamo, ovviamente. Ormai lo scontrino e’ fatto… mi vengono restituite le monete sottobanco… non conoscono la parola “storno”, evidentemente.
Ormai c’e’ una spia che lampeggia sulla mia fronte con su scritto “scazzo-mode engaged”.
Andiamo in bagno… l’epilogo trash del viaggio… quei pochi neuroni ancora attivi nel mio cervello stanno facendo l’autoscontro. Non ho ancora capito come, i miei occhiali da sole cadono nel peggior posto possibile, considerando che siamo in un bagno per uomini. Si’, avete capito bene… Pronuncio qualche frase poco carina mentre Z1 quasi soffoca per le risate. Tento di ripulire con una tonnellata di sapone gli occhiali, che non oso comunque indossare… Li ripongo nel loro fodero e, non fidandomi del reale potere battericida del sapone, non li tocco piu’. Presumo che a quest’ora saranno dissolti… =__= In qualche modo riusciamo a riprendere il controllo delle nostre menti e dopo 10 minuti buoni ripartiamo…
Giungiamo a Chiasso. E’ ora di salutarci, sono stati quattro giorni a dir poco intensi.
Mentre torno a Milano, so solo che ripeterò l’esperienza quanto prima, non vedo l’ora…