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Il vero Ring non è come nei videogiochi! (di Luigi Poma)

26 aprile 2010

Eh si, come regalo per Pasqua, mi sono fatto un giro al mitico Nordschleife.
Partenza da Milano, preferisco andare per l’Austria e gustarmi di più tutta la Germania.

Primo brivido passo di fronte all’ Hockenheim Ring, lunga strada questa qua che ho scelto quasi 1100km.
Appena arrivato incontro subito Z1 che mi presenta Rostro e subito dopo quasi 9:30 di viaggio mi presenta a sua volta l’amico Kamox che era pronto a fare un giro con la sua Audi TT. Mi metto il casco e GO GO GO™.

Stupore, la pista è completamente diversa di quella che conoscevo (vari GTR, rFactor…), mi sento male nessun, o quasi, punto di riferimento, sarà dura…
Che pista ragazzi, ci troviamo di fronte a dei muri con una tale compressione che ti affondano nel sedile e invece lo stomaco ha tendenza a risalire.
Curve, contro curve sempre diverse, una buona parte nascoste o che non danno punti di riferimenti in uscita.
Alla fine, in ogni curva si sente una trappola che ti richiama a stare attento con l’acceleratore.
Il mio primo giro passa in un attimo e nella mia mente mi dicevo MAMMAMIA come farò domani.

Arrivo al mio albergo che era lungo alla griglia di partenza del Nurburgring e come me lo immaginavo la mattina dopo, sono stato svegliato da una gara di moto (altro che sveglia brutta), in camera, la TV aveva un canale puntato sulla griglia di partenza.
Purtroppo domenica mattina c’era pioggia fina e quindi aspettando con pazienza che si asciuga la pista, ho avuto l’immenso piacere di fare da passaggiero ad un pilota del track4fun, che guardate a caso aveva una Z3M.
Incuriosito dalla mia esperienza con questa macchina con GTR, li ho fatto qualche domanda a proposito del suo comportamento e mi ha portato a fare 2 giri.

Il primo era particolare perché è stato ripresa da una videocamera e quindi ha fatto grande spettacolo, drifting su pista umida e che cosa dire, incredibile, se non avessi avuto il casco oggi avrei una grande bella botta in testa davvero forte.

Secondo giro, fatto come dio commando ad una velocità incredibile, a credere che questo ragazzo la sapeva iocchi chiusi.

Bene la pista si sta asciugando allora vado a mangiare un ‘ottimo’ Hot-dog.
Torno e decido di buttarmi nella mischia di intenditori.
Riscaldo il motore, i freni e le gomme e via. Ci vado con cautela cercando di memorizzare il più possibile traiettorie e ed eventuali punti di riferimenti, in somma ero un vero tassista e nonostante la mia precaria velocità, vi posso dire che ho fatto male a mangiare un hot-dog… durante le varie fase di compressioni l’ho sentito andare su e giù.
Tutta l’esperienza acquisita per come stare in pista fino ad oggi, mi è servita molto (ringrazio ancora tutta la scuola Sim-Min e alcune piste italiane) perché vi posso assicurare che quando cercate d’imparare una pista, gli altri dietro, arrivano come missili e c’è poco tempo per prendere la giusta decisione.
Arrivo alla fine e nonostante tutto, questo giro di riscalamento è passato in un attimo.
Bene facendo tesoro di questa prima esperienza mi decido di fare un altro giro e questo qua più onesta. Ovviamente non è che la conosci ancora ma almeno ti senti di più al tuo aggio e riesci meglio a fare certe curve , si sentiva subito che la velocità aumenta perché in un certo punto della pista la macchina ha accennato un leggero decollo, che senzazione.
Nuoooo già finito.

Mi decido di fermarmi qui, perché questa pista è del genere a tradirti, appena ti senti di più in confidenza, credi di conoscerla meglio e ti aspetta il guardrail e questo succede spesso anche a quelli che la conoscono meglio di me.

E’ stato davvero molto bello, sono rimasto tanto impressionato sia dalla pista ma anche del pubblico d’appassionati lungo la pista che stava li a guardare aspettando che qualche pilota faccia spettacollo.
Ringrazio ancora tutti gli amici di http://www.ringers.it/ per questa bellissima esperienza e non vedo l’ora di ritornarci.
Luigi


 

Da it.discussioni.auto… un racconto ‘particolare’! (di Compactona)

26 aprile 2010

Ebbene sì, popolo di elettroturbodieselisti annoiati Bianchi-depressi in semiferie, vi scrivo direttamente io, dalla mia centralina Motronic, approfittando del PC acceso, anche perché se aspettiamo il mio Padrone, che è ancora incredulo, e tra l’altro adesso è al telefonino.

La Profezia del Paracarro si è avverata, il Nibelungo (quello dell’Anello!) applaude, Brunilde fa le fusa, le Walkirie svolazzano con i loro Cavalli sui cieli dei Germani, e il mio Papa alza in alto le braccia con il suo consueto scoordinamento motorio.

Parrebbe che il mio Occhialuto Proprietario, con dovizia di testimoni, tra cui un filmato, prossimamente in onda a cura di un mio altro Occhialuto Passeggero, abbia non solo per la prima volta varcato con me il sacro suolo della sua patria, abbia non solo per la prima volta raggiunto la mia patria stessa, sia giunto per la prima volta presso il famigerato Anello del Nord, e mi abbia persino condotta lungo i venti e più chilometri del suo percorso con un tempo addirittura inferiore, pur se di poco, al quarto d’ora!

Capisco l’universale stupore, ma in effetti numerosi sono stati i presagi che mi hanno fatto convincere che tutto ciò sia accaduto realmente.
E il mio non sia un vaniloquio virtuale.

Prima di partire, cosa mai successa, mi svuota il bagagliaio, pieno di libri scolastici e di ogni umana schifezza, compreso un asciugamano sporco lì da almeno due anni, e poi mi dice: “ti riporto a casa!”

Poi, sull’A4, subito dopo il casello di Boffalora, cosa mai successa prima, si fa beccare dall’autovelox ai 132-135 mentre probabilmente in quel tratto il limite è ai 110, al che mi dice: “stai tranquilla, con i tuoi silent-block anteriori da cambiare e il probabile multone da pagare, non ti porto certo in pista.”

Al che però mi sono domandata: “ma se mi fa fare tutto ’sto mazzo di 2.000 km in 2 giorni, che mi porta a fare laggiù se non andiamo in pista?”

Arrivando a Milano, imbarchiamo un occhialuto e pesante signore, che già conobbi in gioventù per i modi eleganti e per non farmi mai affaticare, e una leggiadra e leggerissima signora, la sua Consorte, che mi ha anche guidata per un breve tratto.

Prima del S. Gottardo, cambio pilota, e l’Occhialuto e Pesante signore mi tratta benissimo, una piuma, il mio CB arriva addirittura a 7,6 litri ogni 100 km, cosa mai successa prima!

Purtroppo però il mio Calvo Signore dopo Friburgo vuole provare l’ebbrezza di affondare l’acceleratore perché gli hanno detto che le nostre autostrade, oltre che essere ampie, efficienti e gratuite, sono per ampi tratti senza limiti: accontento rapidamente quel Bambino con la multa e la detrazione di punti in arrivo, e quindi gli faccio provare l’ebbrezza dei 220 – 225 senza il piacere della trasgressione.
Saggiamente il mio Proprietario si stufa presto, e si procede con più ragionevoli 150-160.

Il mattino dopo, arrivo con l’Occhialuto Pesante all’Anello, Il Pesante mi parcheggia accanto a un bel po’ di Sorelle Maggiori Alleggerite (pare che si chiamino CSL) e molte meno Non alleggerite, più altre concorrenti tedesche dal nome come di Maiale e di forma più sgraziata, ma che mi sono sembrate molto più efficienti su questo tipo di pista.

Ho poi saputo che il mio Padrone mi aveva tradito con una Zia che si chiama M3 E36, pilotata da un certo Andrea, pilota bravissimo, e che quel semplice mezzo giro lo aveva colpito molto nello stomaco, anche nel senso della strizza, ma che era stato un vero gentleman per non farsene accorgere dal pilota.

Poi vidi allontanarsi il mio Calvo Padrone con un mostruoso Signore con Barba proveniente dalle sue stesse parti, alla guida di una buffissima collega aperta e bicolore dal gentile nome di Barchetta, che il repellente Barbuto sosteneva essere – ROTFL – rigorosamente di serie.
Seppi poi che quel giro con l’individuo che aveva un inquietante Soprannome era stato quasi risolutivo per il Padrone.

Quasi.

Mancava ancora quel quid.
Non avevo voglia di ritornarmene a casa senza aver affrontato almeno per una volta quello strano Percorso.

Ma chi trovare?

L’orrido Uomo con Barba era andato a farsi una pennichella pomeridiana. L’Occhialuto Pesante non avrebbe guidato macchine non sue.
La leggerissima Consorte non avrebbe guidato in pista.

La collega Giapponese, attempata ma ancora giovanile, molto bassa e chiassosa con cui Lui mi tradì subito dopo, mi raccontò che il suo proprietario, un certo Giorgio che ogni tanto scrive anche qui col soprannome di Nuanda o Ruanda (che se ne ricordasse uno di nome, il mio storditissimo Proprietario!), aveva finalmente convinto il mio Signore al fatidico passo.

L’Occhialuto Pesante aveva avanzato un viaggio sulla Pista, quindi il mio Prof. Padrone non avrebbe nemmeno speso nulla.

Prendono posto in tre: il mio Calvo e Occhialuto Padrone al volante con le mani sudaticce e umidicce, Giorgio da navigatore e l’ Occhialuto Pesante dietro, a filmare.

Divertente: passiamo almeno cinque minuti davanti alla sbarra perché quel biglietto non vuole saperne di funzionare, e dietro si forma una coda di colleghe Alleggerite, Maiale e Giapponesi tutte molto incazzate.

Si alza la sbarra: il Padrone parte, si va, il Pesante filma, Giorgio comincia a parlare in continuazione di cose che ovviamente non verranno ascoltate, il sudore sulle mani aumenta, il mio bellissimo volante non è mai stato tenuto così malamente, ci si tiene sempre sulla destra, ci sorpassano subito tutte le auto, non esistono traiettorie, le impostazioni di appoggio in curva sono tutte sbagliate, aiuto, cambiate il pilota, non è possibile essere un tale Paracarro, ommisignur come dice sempre Lui, adesso comincio a temere seriamente non solo per i silent-block, ma anche per i freni, poi le cose un po’ migliorano, qualche inserimento è quasi giusto, si riesce persino ad aprire un po’, dietro ci sono solo più motociclette, che pure ci sorpassano tutte, tranne una che, impietosita, permette al mio Duce di superarla, poi la curva di un certo Lauda grazie al quale io posso girare qui, il Carosello grande, quello piccolino, finalmente il rettilineo finale dove il Padrone finge di fare il cool-down fra le risate di Giorgio.
Coda. Uscita.
Quello che si dice un brutto quarto d’ora.

Molte cose avrei ancora da raccontarvi: Coblenza, il Reno passato, ripassato, fotografato e ri-fotografato, la triste Elvezia con la sua noiosissima radio che mi rintronava con vita e canzoni di Doris Day, ma la mia Bosch motronic mi avverte che a momenti sta rientrando il Padrone.

Appena il tempo di dirvi che ho appena compiuto 150.000 km fra le strette piste di bob a cui si riduce l’A4 fra Balocco e Carisio, e che, guardando il calendario, oggi è S. Fabrizio: auguri, Pelatone!

Com’è che si firma?
Compactona (141kw, 150.000km)


 

Emozioni… (di Nicola Spinazzola)

26 aprile 2010

Compito assai arduo riassumere l’emozioni di questo folle fine settimana e concentrarle in un post idano perciò vi farò un resoconto emozionale il più possibile stringato e denso:

Sabato mattina mi sveglio all’una del mattino ero andato a dormire alle 9 di sera e l’emozione mi ha destato dal sonno, del resto prima di affrontare una grande avventura, l’emozione tende a sopraffarmi; alle 1,44 parto da Roma, è una bellissima nottata stellata, raggiungo l’autostrada senza incontrare neanche una macchina, supero il casello e via, 175km/h di cruise, per evitare sorprese con la patente, la strada scorre rischiarata dagli xeno, alle 5,20 arrivo alla barriera di Milano e mi dirigo verso Chiasso dove mi fermo per fare gasolio, ricordavo che in Svizzera i carburanti costavano meno ed invece il pieno mi costa più che in Italia, ma solo di qualche euro; attraverso l’Elvetia a 120km/h non senza rallentare più volte a 80 a causa dei frequenti lavori in corso, la cosa mi crea diversi problemi di concentrazione, a 120km/h sembra di stare fermi e la stanchezza inizia a farsi sentire, in tutte le maniere cerco di combattere la noia, il passatempo preferito è trovare una stazione radio che metta musica orecchiabile, intanto il sole è già alto in cielo quando finalmente raggiungo la Germania, penso tra me e me, finalmente posso dare sfogo ai cv ed invece coda e poi traffico, traffico e traffico, solo a ormai a 200km all’arrivo riesco a riprendere velocità degne delle autostrade tedesche e alle 12,30 arrivo finalmente al Nurburg, il paesaggio è impressionante, una foresta che si arrampica sulle depressioni della terra a formare una zona collinare maestosa per dimensioni, inserisco l’indirizzo dell’albergo e corro a vedere la prove di F1, intanto dopo alcune telefonate vengo a sapere che Stefano D è ad un paio di ore di distanza e Pianale in macchina con la famiglia e Rostro sono ancora parecchio lontani; prendo la stanza mi butto sul letto, accendo il televisore per vedere le prove ma è ancora presto e così mi addormento per risvegliarmi all’ultimo giro veloce di schumy che va in pole, si preannuncia un gran fine settimana, intanto Stefano e Paola sono arrivati e li raggiungo al Ring, consumo velocemente e voracemente un cheese burger mentre finisce la gara in programma e ci avviamo verso il circuito Nord, l’emozione si fa palpabile mentre mi scorrono le insegne stradali che ci danno l’indicazione della strada, e finalmente la rotonda con la statua che troneggia davanti all’entrata, come scendo dalla macchina l’emozione è tradita dalle gambe molli e tremanti, sono emozionato e spaventato, tutto intorno a me profuma di motori e coraggio, si perché girare al ring fa paura, innanzitutto, il perché? Beh adesso ve lo dico: intanto alcune decine di persone, per lo più motociclisti, ci lasciano la vita ogni anno, e per evitare di fare subito cazzate mi leggo insieme a Stefano il vademecum con le regole da rispettare al Ring, intanto la più curiosa è che in Germania viene considerata una strada statale a pedaggio e vigono le stesse regole del codice della strada in caso di incidente, E’ FONDAMENTALE FARSI SUPERARE A SINISTRA E NON BISOGNA MAI SUPERARE A DESTRA, altra cosa che mi da una pugnalata al cuore è che non si possono fare ne video ne riprese, sia per la sicurezza ( in caso di incidenti una videocamera può diventare un proiettile) sia per evitare di riprendere eventuali incidenti disastrosi sia per evitare che le persone si cronometrino, avete capito bene sul Ring cronometrarsi è assai pericoloso.
Intanto la pista apre, compro un pass da 4laps pensando che fosse valido solo per la giornata che ormai volge al termine, intanto arriva Pianale con la famiglia e Rostro, le raccomandazioni di quest’ultimo non fanno altro che accrescere il mio disagio, sono quasi terrorizzato all’idea di oltrepassare la sbarra del circuito, decido comunque di fare il primo giro, la gamba che tiene il freno pigiato che mi consente di avviare il motore, trema, metto la cintura e faccio manovra avviandomi mestamente verso l’entrata del circuito, come un condannato a morte, mi dico tra me e me.
Non devi dimostrare nulla devi solo interpretare il paesaggio come se fosse na normale strada di montagna, è una cosa che sai fare bene ed occhio allo specchietto retrovisore.
Intanto inserisco il ticket e la sbarra si alza, accelero in maniera morbida e dopo un discesa la strada sale con una leggera chicane per poi scomparire dietro ad un dosso, mi affido al navigatore per vedere cosa c’è oltre, curave a dx, S e curva a sx secca, fin qui tutto bene, poi scollinamento e curva a sx secca in forte pendenza, e via via una sequenza di curve che tolgono il fiato, poi il tratto veloce con dossi da affrontare a velocità folle, vedo dal navigatore che si può andare forte, sì ma quanto? Ho paura, alzo il piede per il terrore di no sapere cosa c’è dietro.
Il Ring è bastardo dopo la compressione ti ritrovi un muro di strada che sale ripidissimo e mentre Sali vedi solo cielo e piante poi curva a sx e secca a dx, sembra non finire mai e quando arrivo all’ultimo rettilineo, finalmente mi risveglio dalla lunga apnea, E’STATO IL MIO PRIMO GIRO AL RING E NE SONO USCITO SENZA SPACCARE L’AUTO, sono in un tale stato confusionale che non ricordo niente del tracciato, troppo lungo per memorizzarlo, ricordo solo le prime 4/5 curve sulle più di 60 che affollano questo circuito.
Rientrato al parcheggio scambio le prime impressioni (allucinanti) con Stefano e Pianale, chiediamo a quest’ultimo di accompagnarci in un giro con al macchina di Stefano per conoscere meglio il circuito, Pianale conosce già abbastanza bene le curve e guida la 330cd in maniera sciolta, mentre ci racconta degli aneddoti, adesso ho l’impressione precisa che il ring sia un’ enorme montagna russa, con la differenza che il vincolo delle auto alla pista e dato dal piede di chi le guida.
Intanto arriva Rostro con la sua Barchetta, viene preceduto dal rumore di rotolamento delle sue gomme intagliate, più simile al sibilo di una turbina che al rumore di rotolamento classico, fa il primo giro e poi rientra per chiedere se qualcuno vuole un passaggio, come rifiutare? Indosso il casco e mi calo sulla sua barchetta scoperta, sono totalmente ignaro di ciò che mi attende, nessuno mi aveva detto che cosa significava girare con una vettura preparata con tanto di intagliate e con alla guida uno che da 4 anni ha l’abbonamento annuale.
Si parte arriviamo in cima alla prima chicane dove io staccavo all’approssimarsi del dosso e lui entra in pieno facendomi andare lo stomaco in gola, tutti quelli che incrociamo sembrano in gita turistica, la tenuta della barchetta è impressionante almeno quanto le traiettorie perfette di rostro che sembra si guidato da un satellitare mentale, sì perché su alcune curve la traiettoria si imposta prima dei dossi, nei tratti veloci da 200km/h c’è da chiudere gli occhi e stringere il culo, il giro finisce in un batter d’occhio e solo dopo scopro che anche Rostro, apparentemente infallibile, ha già picchiato con la sua macchina, con conseguenze solo per il mezzo, l’avessi saputo prima, il tetto aperto non avrebbe potuto niente per celare l’olezzo di madre natura che usciva dal mio orifizio.
Tornato al parcheggio la stanchezza inizia a farsi sentire e decido di non girare più, ormai la pista sta per chiudere e riprendiamo la via dell’albergo.

La Domenica si apre con una giornata ancora più bella del Sabato, ho voglia di misurarmi di nuovo con la belva feroce del ring, faccio colazione presto ed arrivo al circuito all’apertura mentre i miei compagni d’avventura ancora ronfano, ho due giri da sfruttare sulla tessera; entro andando piano voglio imparare il circuito e scaldare gomme e trasmissione, faccio il giro con il dtc attaccato, la pista è deserta, così invece di rientrare percorro il rettilineo per intero e mi fermo alla sbarra per ripartire, imposto il navigatore della Bmw sul cronometro, stacco i controlli ed arrivato al primo ponte lo avvio, non ho in questa modalità la visione della mappa che scorre il circuito e che aiuta non poco nel tratto veloce, il circuito è più familiare ma sono appena al 3° giro di guida, ed il 5° in tutto, il giro scorre bene anche se parzializzo parecchio prima dei dossi e nei tratti veloci a 200km/k alzo il piede, arrivo al ponte finale do un’occhiata al cronometro e schiaccio per bloccare il tempo, sono 9s e 10, riguardo e mi accorgo di non aver girato la rotella verso lo stop, mi affretto e lo blocco a 9,13s, che rosicata, ho scattato comunque la foto al cronometro che segna il mio primo giro lanciato.
Intanto arriva Rostro, ancora ci conosciamo poco, quando gli dico del tempo, non si compiace per niente, la ragione sta nel fatto che chi ha esperienza da vendere sul ring sa che cronometrarsi è il miglior modo per farsi male, poi mi chiede se vuole che mi faccia da navigatore, e così ci avviamo sulla pista, all’inizio le indicazioni arrivano puntuali, poi improvvisamente si ammutolisce, penso che forse sia intimorito dalla mia guida un po’ troppo garibaldina, poi riprende ed anzi inizia a spingermi ad andare più forte in alcuni punti, ad un tratto sulla parte veloce vedendo che chiudevo il gas mi dice: apri, apri ed io a 200km/h gli rispondo: NO HO PAURA.
Questa mia frase gli deve aver dato un po’ di fiducia, sul fatto che almeno non fossi pericoloso.
Comunque ancora lo devo ringraziare per la fiducia.
La mattinata scorre via veloce facciamo un giro io, Pianale e Stefano D che alla prima curva dopo esser appena sceso dalla Barchetta di Rostro, la drizza completamente e ci pensa santo esp a rimetterlo in linea, del resto la tenuta della macchina di Rostro è più vicina a ad un kart che ad una vettura di serie e quando si scende da un giro con lui, rimane la percezione che le curve si possano superare a velocità ben superiori; a ora di pranzo ci godiamo nel ristorante del circuito la vittoria della Ferrari, e poi ne approfittiamo per fare le foto delle auto che percorrono le curve più belle del circuito, due chiusure di pista per incidenti, una con la moto, ed uno con la macchina, infine Pianale e Stefano si avviano per Amsterdam, e rimaniamo io, Rostro e due giri di pista ancora da sfruttare; decido che non posso tornare a casa senza immortalare il circuito con un video, visto che non si possono fare, approfitto di un momento di distrazione dei controlli e mi avvio in pista con la videocamera legata al poggiatesta destro, nel frattempo Rostro si è appostato su una curva per scattarmi delle foto; avendo due giri a disposizione me la prendo con calma, sono talmente emozionato che mi dimentico di staccare i controlli, cosa che faccio alle prime curve, poi arrivato al primo tratto veloce mi accorgo che senza la visualizzazione della mappa ancora non riesco a ricordarmi cosa c’è dopo i dossi e mi affretto ad impostare l’idrive, lascio nel frattempo passare una M3 (E30) assettata e con gli scarichi aperti e decido di inseguirlo, ma subito incontro un deficiente che non mi da strada a sx e dopo vari cenni si sposta dalla parte giusta mentre quello dell’M, contravvenendo alla regola fondamentale, lo passa a dx,dopo la prima parte veloce sbaglio una curva a dx ed il cambio marcia e la M si allontana inesorabilmente, il mio spirito competitivo a questo punto prevale ed inizio a fare sul serio ma dopo poco in una curva a sx mi ritrovo la M fuori pista che cerca di rientrare sulla corda della successiva curva a dx, quasi mi fermo e riparto insieme allo sventurato, questa volta gli lascio un po di spazio appositamente per paura che mi si possa rigirare davanti, poi mi trovo a superare a sx in piena compressione una macchina che non mi consente di fare la traiettoria giusta, insomma alla fine la M mi molla inesorabilmente,la seconda parte della pista scorre via senza particolari errori, e stacco un tempo di 9,18s, senza tutti questi in conventi probabilmente sarei arrivato intorno ai 9s, così penso: adesso all’ultimo giro, facciamo sul serio; arrivato però alla fine del rettilineo mi accorgo che facevano deviare obbligatoriamente le macchine nel parcheggio e così mi sono affrettato a togliere la videocamera (se pescati si viene addirittura interdetti per sempre da circuito).
Al secondo giro, quindi ho cercato il giro pulito senza errori ed in effetti senza il cronometro si sbaglia meno.

Insomma, missione compiuta, 10 giri totali in un giorno, 200km, sono veramente sfinito e soddisfatto di aver domato la bestia senza errori imperdonabili e con un tempo finale di tutto rispetto.
E la Bmw come si è comportata? In maniera più che dignitosa, il peso c’è e si sente al secondo giro il posteriore si alleggerisce troppo, segno di un affaticamento eccessivo di ammortizzatori e gomme posteriori, le Falken si sono dimostrate ottime gomme ma non perfette per il Ring che necessita delle ultra high performance o almeno delle Pilot PS2 (tra l’altro montate sui Taxi M5, altro che Continental SC2) ed la gran coppia del motore consente di uscire dalle curve più lente sempre con la III° che aiuta a limitare i pattinamenti.
La sera poi ho l’occasione grazie a Rostro di conoscere Sabine che oltre a essersi rivelata simpatica e disponibile, lontana dalla pista si fa apprezzare anche per le sue doti femminili.

La mattina del Lunedì si riparte per casa con la piacevole compagnia di Mario (Rostro), insomma il ring mi ha lasciato un ricordo indelebile e due amici in più, Rostro e Pianale, a quest’ultimo, devo un ringraziamento particolare, senza i suoi post sul Ring (ricordate il giro con la Coreana?) mai e poi mai mi sarebbe venuto in mente di vivere un’esperienza del genere.
GRAZIE di cuore.


 

E finalmente ho provato anch’io il mitico inferno verde! (di Stefano D.)

26 aprile 2010

E finalmente ho provato anch’io il mitico inferno verde!
Tornato ieri notte da Amsterdam mi sono a malapena ripreso e metto giu’ qualche impressione. Una parte deilla storia l’ha gia’ scritta Spinazzola, quindi mi risparmio qualche riga!
(Rileggendo mi rendo conto che questa frase e’ ridicola….8-)))

Sabato pomeriggio quando hanno aperto la pista abbiamo deciso di “assaggiarla”, sono entrato con mia moglie al fianco (coraggiosa!), deciso ad andare molto piano.
Ma e’ piu’ facile a dirsi che a farsi…..intendiamoci, non e’ che sia andato forte, semplicemente non sono andato tanto piano come mi ripromettevo. Vedere i cordoli, sapere che non ci sono autovelox in giro, tutti questi curvoni così invitanti….insomma….si tende a strafare.
Il bello e’ che tutti quelli che c’erano gia’ stati mi avevano detto di trattenermi….LOL
Insomma, il vero problema e’ che se non conosci la pista il Ring e’ bastardissimo.
Non c’e’ un tratto dritto tranne il rettilineo da cui si parte (in compenso ci sono tratti “quasi dritti” dove si puo’ andare tanto, ma tanto, forte), la visibilita’ e’ quasi sempre scarsa e l’altimetria e’ estremamente variabile. Questo porta al primo risultato inevitabile: in salita viene facile tirare le curva, in discesa le cose sono meno facili.
Poi c’e’ il “piccolo” problema delle traiettorie….specie la prima volta viene istintivo prendere la corda, cosa che ti fa inevitabilmente finire completamente fuori traiettoria per la curva successiva. perche’ al ring c’e’ sempre una curva successiva….e spesso e’ in contropendenza oppure dietro un dosso.
Insomma, pur facendo 22 km anziche’ 21 sono arrivato in fondo senza troppi problemi e felice come una Pasqua.
Poi per conoscere meglio la pista abbiamo chiesto a Pianale di scarrozzarci. Nik ha offerto il biglietto e io l’auto. Cristiano e’ piu’ esperto e questo fa la differenza. Da passeggero ho potuto apprezzare l’ambientazione molto di piu’.
Verso la fine del giro siamo stati passati da un missile rossonero con una ruota alzata da terra…..Rostro si era presentato!

La domenica si e’ aperta con i giri da passeggeri sulla Barchetta.
Io mi sono fatto pregare parecchio per farlo. Mi ero portato il casco per l’evenienza ma non ero per nulla tranquillo.
Mi fido di Rostro e so che, nonostante le apparenze, e’ una persona ragionevole (8-P).
Ma non amo andare in auto se non guido e non ho alcuna esperienza di pista (due giri ad Adria non fanno testo).
Vedendo Nik scendere entusiasta ho preso il coraggio a due mani e mi sono infilato sul siluro.
Rettilineo, semicurve e prima curva decisa con invito verso sinistra e curvone a destra. Rostro molla un pestone e apre tutto tagliando la traiettoria perfettamente. Le semislick si attaccano al suolo come una ventosa, con le chiappe percepisco che nonostante stessimo andando molto forte il limite era lontano. Incredibilmente mi trovo a pensare “Qui c’e’ da divertirsi, e parecchio”!
Per tutto il giro mi sono goduto le traiettorie scoprendo che Rostro andava tanto piu’ forte di me anche perche’ avra’ fatto un chilometro di meno!
Quando l’auto arrivava vicino al limite lo sentivo correggere di sterzo e la Barchetta si riallineava in traiettoria senza problemi. Mi sono rilassato e mi sono goduto l’esperienza arrivando anche a salutare con la mano gli spettatori in un paio di curvoni….8-)
Unico problema un dolore al braccio destro che ho tenuto tesissimo aggrappandomi alla maniglia per non finire fra le braccia del pilota nei curvoni a destra.

Ho consigliato a mia moglie di fare la stessa esperienza convincendola con una frase “Se non hai avuto paura con me puoi andare tranquilla con lui”.
E non scherzavo, io se fossi stato in auto con me, vedendo la “creatività” delle mie traiettorie mi sarei preoccupato ben di piu’ delle velocita’ warp della Barchetta in curva.
C’e’ da dire che avere relativamente pochi cavalli rende le cose meno preoccupanti, con la mia fuori dalle curve aprivo tutto e la velocita’ saliva parecchio.
Per cominciare sarebbe stata meglio un’auto meno potente. Ma ne riparlero’ piu’ avanti.

In seguito abbiamo chiesto a Cristiano di farci da apripista. Ottima idea per vedere ancopra una volta le traiettorie ma pessima l’idea di avere Spinazzola che mi segue da vicino….8-)
Un po’ perche’ guardavo negli specchietti il muso della 5 un po’ perche’ avevo ancora in testa le velocita’ d’ingresso in curva di Rostro sono entrato alla garibaldina in un paio di curve.
Nik si e’ preoccupato ma in realta’ le cose erano abbastanza sotto controllo. Le curve erano ampie e quando mi rendevo conto di essere troppo veloce bastava mollare il gas e poi ridarlo per fare tornare l’auto in traiettoria. La ripartizione dei pesi al 50-50 in questi casi e’ un toccasana, col gas si gestisce l’auto in maniera veramente istintiva.

Considerazioni…
Fondamentalmente l’approccio del principiante alle curve del ring e’ il seguente:

- Devo ricordarmi di anticipare la frenata per impostare bene la curva.
- Adesso e’ troppo presto.
- Adesso va bene.
- Ops, forse era meglio un attimo prima….meglio pestare di brutto.
- Mhhh….sto frenando troppo, faccio la figura del fermo. Alleggerisco la frenata….
- Cazzo, forse dovevo frenare di piu’, sottosterza…alzo il piede.
- Bravo pirla, guarda che bella larga e’ la traiettoria in uscita, potevo farla piu’ veloce, meglio dare gas.
- Così si fa….senti come sto uscendo alla grande.
- Ma porca……sono 10 metri troppo a destra rispetto alla traiettoria buona per la curva successiva (ve l’ho gia’ detto che c’e’ SEMPRE una curva successiva? Si, eh?

Beh, ve lo ripeto.
Solitamente se fai bene una curva fai male le due successiva…e via così.
Io volevo tenermi un buon margine, quindi ho fatto passare Nik a circa metà giro.
Quando lui mi ha detto che avevo toccato i 215 ho pensato due cose:
- Porcatroia….manco me n’ero reso conto (in effetti se avevo messo la quinta voleva dire che la quarta era finita e la mia quarta arriva sui 190)
- Ma come cavolo fa a guardate il tachimetro? (poi ho scoperto che ascoltava anche la radio…magari era anche al telefono con la moglie: “No cara, stai tranquilla, sono in coda sopra Stoccarda….i lavori, sai. Credo che al Ring non ci arrivo nemmeno, mi fermo giusto da qualche parte a comprare un chilo di wurstel e un barile di birra. Baci”)
Passato oltre il Nik ho seguito fino in fondo Pianale. Sugli allunghi la mia riguadagnava quello che perdevo in ingresso curva, nonostante seguissi lui certe volte l’istinto mi faceva alzare il piede. Tenere giu’ quando possi un dosso senza vedere nulla dall’altra parte non e’ per niente facile…..
Nel giro successivo ho caricato nuovamente la mia signora. La sua presenza mi ha fatto guidare in maniera sbagliata, non frenavo abbastanza violentemente e tenevo il piede sul freno tropppo a lungo.
Risultato: all’arrivo avevo una puzza di freni e gomme tremenda. Un tipo si e’ girato guardandomi un po’ stranito. magari avra’ pensato che avevo girato in 8,30 per ridurre l’auto così….8-)
Giretto per raffreddare il tutto e poi GP in TV (Aaaaaahhhhhhhh finalmente la Ferrari!!!!!).
Ah, prima del GP siamo andati a vedere i passaggi lungo la pista, veramente spettacolari.

Restava l’ultimo giro (così credevo).
Parto molto piu’ rilassato e deciso e fino al km 8 trovo la pista completamente libera. E’ stato il momento migliore, non ho mai sentito l’auto rispondere così bene alle mie sollecitazioni e gli errori di traiettoria sono stati nei limiti della decenza.
Purtroppo ho raggiunto un paio di auto lente e poi sono stato raggiunto a mia volta da un gruppo di missili.
Quando si viene raggiunti da una o piu’ moto la cosa e’ poco simpatica: io mi sono spostato immediatamente e vederli entrare in cuva davati a te ginocchio a terra e’ impressionante.
Impressionante anche essere passato da Porsche preparate che vanno come siluri…..pero’ mi ha fatto piacere che quando sono stato affiancato in uascita da una M3 ho messo giu’ tutto e la differenza di prestazioni era accettabile, insomma non mi ha umiliato. C’e’ da dire che in terza da bassi giri la mia auto e’ nelle condizioni ideali per fare bella figura!
Il giro e’ stato rallentato anche dalle bandiere esposte per un’uscita di strada ma complessivamente mi ha molto soddisfatto. Naturalmente ho parzializzato molto nei punti piu’ veloci dove per tenere giu’ bisogna avere in mente perfettamente la pista, altrimenti sono cavoli acidi….Arrivato ai box mia moglie mi viene incontro e dice “Da quando sei uscito dal pargheggio a quando sei rientrato sono esattamente 17 minuti”.
Stavo per scoppiare in un pianto a dirotto quando mi e’ venuto in mente che dal parcheggio non ero entrato in pista ma avevo fatto un bel giretto fuori dal circuito per scaldare il motore!!!
Da ponte a ponte sotto i 10 ci sono stato di sicuro….l’onore e’ salvo!
8-)))
Dopo quel giro sulle gomme anteriori e’ apparso un solchetto nuovo…

Pensavo che l’esperienza fosse finita quando Pianale mi ha offerto di ricambiare l’Idatest provando la sua.
Quindi: Idatest 120d al Ring!
L’auto l’avevo gia’ provata ma guidarla in citta’ e’ ben diverso. La posizione di guida e’ magnifica, mancherebbe solo un volante piu’ sportivo. Lo sterzo e’ preciso e diretto, sicuramente migliore del mio. Cambio e freni all’altezza. Assetto molto buono, poco rollio ein generale un ottimo feeling con l’auto fin dal primo momento. C’e’ da dire che sono abituato alle BMW ma credo che sarebbe stato lo stesso per chiunque.
Il motore non e’ un sei cilindri (che scoop, eh?) ma spinge bene con un rumore metallico piacevole. Gira volentieri in alto senza esitazioni mentre e’ un po’ vuoto in basso. L’ho tenuta apposta in quarta dopo avere fatto passare un’altra auto per testare la ripresa e in basso la differenza con la mia e’ veramente grande.
La potenza inferiore e le marce un po’ piu’ corte mi hanno portato spesso a stare fra i 4 e i 5000 giri…qualche curva che con la mia facevo in terza con la 120d sarebbe stata da quarta ma chiaramente non potevo fare tanti esperimenti. Le dimensioni ridotte danno piu’ agilita’ nei cambi di direzione rispetto alla mia, anche la quasi assoluta mancanza di sbalzi aiuta a ridurre la sensazione di inerzia.
Auto divertentissima che permette grande confidenza con facilita’.
Probabilmente piu’ adatta della mia al ring se si e’ principianti. Non so se sia altrettanto facile in caso si esageri, visto che naturalmente mi sono astenuto dal cinghialare troppo!

Considerazioni sulla mia auto:
la rimappatura, leggera ma ben spalmata, si fa sentire. Il motore e’ sempre in tiro e non mi sono mai trovato sottocoppia o impiccato. I “mostri” mi passavano di brutto ma fra le auto normali me la cavavo alla grande. Il consumo in pista e’ stato fra i 6 e i 6,5 km/litro, per i curiosi.
L’assetto con i nuovi Koni gialli si e’ rivelato fantastico anche in pista (oltre che nei 1300 km sparati ieri per tornare a casa….), l’auto copia l’asfalto perfettamente senza mai rimbalzare anche quando mi trovavo a correggere la traiettoria violentemente.
Avevo in mente di irrigidirli per l’ultimo giro ma ho soprasseduto, mi pareva ridicolo introdurre ulteriori variabili vista la scarsa esperienza sul Ring.
In generale l’auto e’ molto facile ed istintiva e, come ho gia’ scritto, anche quando si esagera la si riprende facilmente. Il TC entrava veramente poco, complice il fatto che le gomme erano calde e che non ho mai messo la seconda.
Le Sportcontact 2 in pista mostrano dei limiti e diventano un po’ scivolose ma si sono difese bene, probabilmente avrei dovuto alzare un pelo la pressione, ma sono dettagli.

Conclusioni:
sentirne parlare tanto vale fino a un certo punto.
Al Ring bisogna andarci.
Ho appena guardato il video di Nik. Carino ma molto lontano dall’emozione di essere la’.
Prima di tutto non ci si rende conto dei dislivelli da otto volante, poi mancano i dossi e le irregolarita’ dell’asfalto che scuotono l’auto continuamente.
Bisogna avere testa per non rovinarsi la gita ma se c’e’ riuscito Nik potete farcela tutti….8-PPP
A parte il divertimento e le emozioni si torna a casa con una capacita’ di leggere le reazioni della propria auto molto migliorata, che non mi pare poco.
Inoltre un appassionato potrebbe divertirsi anche andandoci a piedi e godendo della vista di centinaia di auto da sogno (e anche qualche tamarrata non da poco!). Girando nel paddock l’impressione e’ che il locale supermarket dia le RS3 in premio con i punti della spesa….. Mi fermo qui.
Se avete letto tutto vuol dire che non avete niente da fare nella vita….8-)))

Stefano D. (PD)


 

…per godersi il Ring nel vero senso della parola, bisogna entrarci al volante!

26 aprile 2010

Venerdì, partenza ore 8.30: infiliamo i bagagli in macchina e raggiungiamo i nostri compagni di viaggio, che arrivano da Milano, alla dogana di Brogeda. Matteo guida la sua Celica T23 bianco perlato con cofano in carbonio e cerchi bruniti, ex 143cv e portata a 200 da una generosa turbina, gli mancano solo gli occhi a mandorla e potrebbe passare per uno di Best Motoring; Fede scorrazza la tipa sull’altra Celica, quella rossa, meno appariscente ma altrettanto performante; Danny abbandonò l’avventura Celica per un buon affare travestito da Honda S2000, sapientemente rivista sul piano dell’assetto, ora rasoterra nel vero senso della parola, tramite l’unico aspetto tecnico che accomuna queste auto: ammortizzatori Tein, nel caso di Danny regolabili dall’interno tramite centralina dedicata.
Prima o poi me la centralina me la devo fare anch’io..
Un trackday serio prevede anche pneumatici consoni: le semislick, montate su un secondo treno di cerchi, sono stipate nel bagagliaio della Toyota Carina di Fede.

Il viaggio si rivela abbastanza estenuante; la pioggia, i frequenti lavori in corso sulle autostrade e, soprattutto, i numerosi errori nello studio del percorso, allungano i tempi.
Il tutto viene presto dimenticato alla vista del gradevole paesino di Hillesheim, a circa 25km dal Ring, dove abbiamo trovato un alberghetto discreto; casette dai tetti spioventi e campanili appuntiti fanno capolino nella sterminata campagna tedesca.
Tanta è la tranquillità del luogo che quasi non si riesce a immaginare che laggiù, da qualche parte, nella foresta, si snoda un tracciato che ha punito nel peggiore dei modi almeno 200 piloti.
La stanchezza prevale sul desiderio di recarci subito sul posto; io non dispongo di semislick, spendo già abbastanza per le RE050 e non ci tengo a polverizzare la Z su qualche guard rail, ma gli altri, prima della nanna, preferiscono comunque portarsi avanti per la mattinata seguente montando subito le gomme.

Il gran giorno aveva l’aspetto temuto: cielo plumbeo, pioggia che cade a intervalli regolari, vento freddo che mette a dura prova il collo e, ahimé, anche lo stomaco..
Il bello del Ring è che ti sorprende per la sua insuperabile semplicità: una rotonda, un parcheggio da 100 auto e, poco più in là, il lunghissimo rettilineo finale col suo sgabbiotto dei biglietti. Punto.
Il problema è che mezzo mondo mette le ruote in quel chilometro quadrato fatto di asfalto consumato, terra ed erba umide e il luogo, improvvisamente, assume un’aria completamente diversa, perfettamente consona alla reputazione che vanta, un luogo in cui la passione per l’auto raggiunge i massimi livelli.
Ti aspetteresti una coda da Mugello, da Monza pre-Gran Premio, gente che schiamazza e si tampona per infilarsi per prima nell’unico parcheggio libero del parco; niente di tutto questo.
Inglesi, olandesi, spagnoli, francesi si danno strada diligentemente, mentre il traffico scorre con incredibile efficacia all’interno dell’angusto parcheggio, un continuo viavai di auto di ogni tipo che raggiungono il circuito o ne escono. Gli inglesi la fanno probabilmente da padrone, oltre, ovviamente, alla forte presenza di tedeschi; la quantità di auto con guida a destra ha dell’incredibile, tanto che sembra di essere a casa loro.
La maggior parte guida mezzi dedicati, Peugeot, BMW, Ford preparate al solo scopo di girare in pista; chiaramente non mancano le Lotus, sia Elise ed Exige che Seven, ma sono stranamente numericamente inferiori.
C’é da godere alla vista delle Porsche che bazzicano il circuito: se volete vedere un 993 Turbo come Dio comanda, andate al Ring e verrete ricompensati.
La lo usano come la Punto e la grinta del mezzo e del pilota escono allo scoperto solo in circuito, per eclissarsi nel parcheggio di un chiosco all’aperto, mentre il proprietario assapora un Bratwurst con senape e quattro modellini 1:18 fanno amicizia con la sorellona sui sedili posteriori circondati dal rollbar.
I Ring Taxi fanno la spola, caricando curiosi spendaccioni che sganciano 175 euro per un giro come si deve, con la Sabine che si smascella dalle risate, non senza un po’ di protagonismo.
Si apprezza lo sforzo fatto per far sì che tutti possano, in qualche modo, sperimentare il circuito, soprattutto perché, a quanto si dice, quella cifra non basta per coprire nemmeno la metà delle spese necessarie per affrontare l’acquisto e la revisione periodica di una M5 che gira tutti i giorni in pista.

Ma, per godersi il Ring nel vero senso della parola, bisogna entrarci al volante.

Così, senza nemmeno pensarci troppo.
Vai allo sgabbiotto, ti compri un giro, uno solo, tanto per vedere com’é; spendi 16 euro e torni alla macchina con questo bigliettino che sa tanto di casello autostradale e infatti funziona più o meno allo stesso modo: lo inserisci, la macchina lo trattiene e alza la sbarra, augurandoti un buon giro.
Se hai biglietti da più giri (si arriva fino a 25, per la bellezza di 300 euro circa), ti vengono conteggiati a scalare lungo tutto l’arco dell’anno. Niente orari, niente regole.
Puoi entrare come e quando vuoi, con l’auto che vuoi, preparata come vuoi, con la gente che vuoi, con o senza casco. E, chissà perché, tutto funziona sempre a meraviglia, non una scorrettezza, non una provocazione.
Tanto per dire come funzionano le cose, quando la mentalità è diversa.. La sbarra si alza e sei dentro, finalmente. Si parte dalla variante del rettilineo finale, quella semicurva a sinistra che i piloti veri fanno pelando il gas a trecento all’ora; sapevi che faceva paura, a vederla sulla Playstation, peccato che dal vivo sia anche peggio e, soprattutto, il dislivello non è stato realizzato proprio come quello reale..
Così come nel resto della pista. Le prime curve le ricordi bene, c’é la sinistra a gomito, c’é quella più lunga a destra in pendenza e poi la serie stretta con l’uscita bastarda che ti chiude all’ultimo, ma poi la pista prende letteralmente il volo: la lingua d’asfalto del primo, piccolo rettilineo si solleva per aria, mentre il tuo stomaco si spiaccica sul tappetino e tu ti ritrovi a sollevare il piede dal gas per evitare che le ruote si stacchino da terra, poi dentro la curvona a destra mentre ancora stai deglutendo e giù per le velocissime variantine a 200 all’ora.
Hai appena iniziato e ti chiedi già che cavolo ci stai a fare lì dentro.
Il resto del primo giro non fa che peggiorare la sensazione di aver completamente dimenticato come si imposta una curva, come si reagisce al sottosterzo o al sovrasterzo, peggio ancora se hai una Carrera GT (avete letto bene) che ti piomba alle spalle come un falco e imposta la variante a velocità doppia rispetto alla tua.
Così ti sforzi di restare lucido, di riprendere confidenza con mani e piedi rattrappiti, ma lo stomaco resta indeciso sul far compagnia alle palle o alle tonsille nei saliscendi allucinanti che si susseguono l’uno dietro l’altro, implacabili.
Esci che sei spossato, stanco come se avessi fatto 20 giri, convinto di aver finito lì, esperienza fatta, salva la vita e la fortuna già tentata a dovere e non più disposta a regalare niente.

Infatti, venti minuti dopo sei di nuovo dentro.
Stavolta è diverso, il salto l’hai fatto, sei svezzato: magari nn giri da dio, le curve ancora non le sai e continui a cagarti sotto quando l’auto sale, sale, sale e al di là della collina d’asfalto ancora nn si vede niente, ma inizi a divertirti sul serio, senti che se le imposti bene quelle paraboliche sono lì pronte ad accoglierti, inizi a sbattertene del tutto quando sei a metà pista, con il caroussel che ti aspetta a braccia aperte e ti ci butti dentro, fottendotene di qualunque cosa possa succedere al fondo dell’auto che continua a grattare, a cigolare; torni indietro di vent’anni, alla nave dei pirati del luna park, quando i buchi nello stomaco per l’accelerazione verticale li eliminavi inspirando profondamente e, in men che nn si dica, sei alla fine, sul rettilineo, che spalanchi il gas, deciso a non mollare fino all’ultimo.


 

Tormento ed Estasi (di “Il Principe Brutto”)

26 aprile 2010

Tormento
qui non si vince niente, ma si puo’ perdere tutto
(anonimo olandese – BMW Z4)

Andava tutto bene fino a mezz’ora fa; un viaggio da Londra liscio come una gita in un giorno di sole e una buona camera nel solito albergo. Ma adesso non sono tranquillo. Ci sono trenta minuti di strada da qui alla pista, e l’impegno mentale di navigare svolte e rotatorie non basta a distogliermi dal cumulo di preoccupazioni che mi montano dentro. Il timore reverenziale nei confronti del Nordschleife incombe grande nei miei pensieri, ogni paese che attraverso nella marcia di avvicinamento e’ la stazione di una piccola via crucis che drena la mia fiducia ed aumenta l’impaccio.

Decine di auto attendono sotto il sole di poter entrare nella rotatoria proprio di fronte al parcheggio del circuito. Mi chiedo se l’usanza del luogo richiede di fare la coda (nel traffico normale si usa cosi’) e la mia titubanza e’ gia’ dichiarazione di insicurezza. Dai retrovisori sguardi curiosi si interrogano sulla presenza di una moto nella fila, finche’ mi convinco che ci si aspetta da me che metta la freccia e rimonti con cautela. Un paio di minuti dopo, sistemata la tedescona, sfoggio la camminata piu’ convincente di cui dispongo e mi avvio al botteghino per acquistare un biglietto da otto giri.

Nel parcheggio l’aggressivita’ latente di una schiera visigota si mescola con un traffico da capitale mediorientale, un cocktail ben poco accogliente. L’aria e’ densa di testosterone e c’e’ da domandarsi se le regole di comportamento che campeggiano in tre lingue su un enorme cartellone sono davvero sufficienti ad imbrigliare la foga repressa evidente nel comportamento di alcuni. L’imposizione del sorpasso solo a sinistra e’ una solida tutela per i piu’ lenti ma l’approccio alla manovra e’ lasciato alla libera interpretazione di chi guida, e intorno a me non vedo molte facce in vena di pazienza o compassione. Sono qui da solo, dubbi e tensioni mi si gonfiano dentro senza poterle nemmeno sfogare con una battuta ed un sorriso amico. Tanto vale entrare, tenere i retrovisori ben puliti e levarsi di torno rapidi quando necessario.

Basta arrivare lanciati sotto il primo ponte per capire che macerarsi nei tormenti esistenziali era comunque preferibile alla difficolta’ di tenere a bada tutto quello che accade in pista. Dove vanno le curve, che traiettoria usare, chi c’e’ dietro e soprattutto a che velocita’ sta arrivando; almeno quattro essenziali processi mentali richiedono la mia attenzione, un’attivita’ frenetica resa ancora piu’ gravosa da margini di errore che vanno dall’appena confortevole al risibile.

Rispetto all’ anno scorso sono piu’ veloce e godo quindi di intervalli apprezzabili in cui posso dedicarmi esclusivamente alla mia guida, senza alcun veicolo in avvicinamento rapido da dietro. Eppure rispetto ai miei giri da implume del Ring la mia situazione e’ paradossalmente peggiorata sotto molti aspetti. Subisco meno sorpassi, e con un differenziale di velocita’ inferiore, ma avvengono ad un ritmo di base piu’ elevato. Le prime volte ero cosi’ lento che per gli altri veicoli costituivo probabilmente niente piu’ che un pezzo di mobilia semovente ben attaccato al cordolo di destra. In quelle condizioni farsi infilare dopo il Flugplatz da una Yamaha lanciata a palla mi dava la sensazione di quando da piccolo andavo in stazione a veder passare i treni: sembra pauroso, ma non si rischia nulla. Ma aumentando il ritmo aumenta anche lo spazio di cui ho bisogno per le mie traiettorie, e quindi il margine a disposizione di chi mi vuole passare e’ ora piu’ ridotto. Capita quindi di affrontare la seconda di Metzgesfled largo e ben piegato sulla sinistra e sentire proprio dietro la nuca una Porsche che sfrigola in derapata controllata, sensazione lievemente preoccupante.
E’ di certo una delle caratteristiche piu’ folli di questo posto. Si guida investendo una gran quantita’ di fiducia cieca nella capacita’ degli altri e in una ufficiosa etica di collaborazione durante i sorpassi. E un collante impalpabile quello che tiene su questo circo, e non tutti sono a proprio agio sotto il tendone. E’ pero’ sorprendente nella sua efficacia, alla prova dei fatti le collisioni sono davvero molto molto rare.

Nel complesso, il mio WE si rivela frustrante. Sono migliorato, vado piu’ veloce tenendo margini di sicurezza accettabili, eppure sono ancora lontano da un ritmo che mi consenta di farmi un giro senza essere superato ogni trenta secondi. La distanza tra me e quelli non dico veloci ma competenti e’ ancora cosi’ grande da rendere futile il tentativo di colmarla. Troppo grande sarebbe l’investimento in termini di tempo e di rischio, ed e’ un investimento che non mi sento di fare. Insomma, un giro sotto i dieci minuti probabilmente non riusciro’ mai a farlo, e mi conviene rassegnarmi a godermi gli intervalli piu’ o meno lunghi tra il passaggio di un velocista e l’altro. Saro’ sempre un po’ fuori posto su questo tracciato, e per quanto dolorosa per l’orgoglio questa e’ l’unica conclusione prudente possibile.

Estasi
meglio morto di paura che di noia
(anonimo – Honda FireBlade)

Partire alle cinque del mattino non e’ mai stato cosi’ bello. Esco di casa sotto la luce d’argento della luna piena, la mattina e’ tiepida ed il traffico del sabato mattina quasi nullo. Eurotunnel mi imbarca sul primo treno dopo un’attesa minima e gia’ di buon’ora sto correndo a buon ritmo sull’autostrada per Lilla. Bouillon, Florenville, Bastogne, Clerveuax, Prum, Gerolstein, e’ un tragitto cosi’ familiare che non devo neppure guardare la mappa. Arrivo al solito hotel senza prenotazione e vengo riconosciuto dalla proprietaria, che mi affibbia l’ultima camera disponibile. Prima o poi devo davvero imparare un po’ di tedesco per dirle grazie in maniera appropriata.

Sono di poco in ritardo sulla tabella di marcia, ma comunque in tempo per l’apertura serale. Trenta chilometri di asfalto tedesco mi separano dal circuito, un ottimo riscaldamento per la mente e le gomme in attesa dell’esercizio vero e proprio. Nonostante i tentativi di autocontrollo l’andatura riflette in pieno la brama di arrivare e la natura del passatempo che mi ha portato in questa regione tedesca: il Nurburgring e’ aperto al pubblico stasera e domani, e sono venuto per aggiungere al mio totale di giri fatti.

Nonostante i lodevoli tentativi del personale del parcheggio c’e’ il solito rumoroso ed anarchico caravaneserraglio di mezzi, piloti e curiosi in gita. Un mini sistema di sensi unici istituito per l’occasione forza decine di macchine a snodarsi verso l’ingresso della pista ad una velocita’ di un metro al minuto, se va bene. Qualcuno si lamenta, i piu’ ne approfittano per compiacersi discretamente della possibilita’ di sciorinare i propri mezzi e regalare pose di finta nonchalance ai numerosi fotografi della domenica. Particolare menzione, in un posto dove farsi notare e’ difficile, alla Gallardo svedese con targa “FEED ME” (NUTRIMI).
Ovunque volteggia uno stuolo di moto, zanzare rumorose che si infilano in ogni spazio incuranti dei turni di precedenza. Frizione tirata e minimo alto, alieni dalla testa di fibra e pelle multicolor si avviano sgasando verso le barriere seduti su interi cataloghi di accessori e parti speciali. L’evidente assurdita’ di questa congregazione dev’esse davvero affascinante per un profano, ed e’ secondo me la ragione che spinge con regolarita’ comitive di turisti a venire a farsi un giro a bordo di pulmann. Anche oggi ne arriva uno, pieno di gente dallo sguardo divertito che osserva da dietro i vetri fume’. Siamo davvero uno spettacolo, ed il “noi” non e’ messo a caso; saro’ anche una comparsa in termini di velocita’ pura, ma anche l’ultimo figurante e’ piu’ in alto sul palcoscenico che il primo degli spettatori, e la soddisfazione di poter dire “io ci sono” vale in questo momento piu’ dei riscontri cronometrici.

Naturalmente non sono qui per massaggiare il mio ego, ma per affrontare il Nordschleife. Rispetto all’anno scorso i miei miglioramenti sono innegabili. Per cominciare, ho quasi imparato in che verso girano le 73 curve, il che elimina una grossa fetta di potenziali brutte sorprese. Inoltre, un corso di guida tenuto qui da BMW il mese scorso ha lasciato in eredita’ dei pallini bianchi dipinti sull’asfalto che indicano il punto di inserimento in ogni curva. Alla velocita’ a cui vado i pallini si individuano con un certo anticipo, ed in assenza di velocisti da far passare mi guidano lungo traiettorie belle ed efficaci.

Gia’, i velocisti. Gente che gira dai nove minuti in giu’, le cui dimensioni aumentano nel tuo retrovisore con la velocita’ di una macchia di inchiostro sul vestito buono. Viaggiano sulla stessa pista ma in una dimensione parallela che si interseca con quella di noi comuni mortali solo per la durata di siparietti minimi. Una coppia su Kawasaki ZX12-R scompare in un istante giu’ da Fuchsrohre, i loro corpi aggrappati in posizione fetale verso la temibile compressione che li aspetta in fondo alla discesa.

Piu’ tardi, durante un altro giro, osservo divertito un trenino serrato di RenaultSport Megane che morde il paraurti di una Porsche su per l’approccio ad Adenauer Forst; e’ una curiosa inversione dell’ordine naturale delle cose, come osservare una muta di topi all’inseguimento di un gatto. Lasciar passare chi va piu’ veloce e’ la regola al Ring, e nei WE di apertura al pubblico il numero di mezzi in pista e’ cosi’ alto che occorre spostarsi molto spesso. Per avere il lusso di un giro poco disturbato e’ meglio venire durante la settimana, oppure approfittare dei pochi minuti prima della chiusura. Per una fortunata circostanza e’ proprio quello che mi succede quando rientro da quello che avevo deciso fosse l’ultimo giro, pochi minuti prima delle 19.30 di sabato. Il parcheggio e’ improvvisamente piu’ vivibile, la coda alle barriere minima, il sole al tramonto regala ancora una bella luce. Sono in sella da stamattina, ho piu’ di 400 Km di trasferimento stampati sulle chiappe e avevo gia’ deciso di concludere la serata, ma davanti a me si apre la prospettiva di un giro con poco traffico: vado !

Fare il Ring da soli (beh, quasi) e’ magico. Liberati dalla necessita’ di guardarsi sempre dietro si puo’ finalmente apprezzare un tracciato superbo ed una varieta’ davvero unica di situazioni di guida. Lunghissimi dritti e combinazioni ravvicinate, dossi ciechi e catini sopraelevati, curve da raccordare e persino un tornante; il Nordschleife e’ feroce, esigente, interminabile e non da alcuna tregua. Ma regala emozioni irripetibili, in nessun punto forse di piu’ che nel tratto da Bergwerk a Klostertal.
Bergwerk e’ un quasi tornante, 150 gradi di curva a destra a chiudere, larghissima e con buona pendenza verso l’interno. Si arriva qui lanciati dopo un tratto veloce ed in leggera discesa, si frena piuttosto decisi e si segue la prima parte della curva abbracciati al cordolo sinistro. Poi ci si tuffa verso l’interno, verso il punto in cui la strada cambia pendenza e ricomincia a salire. Qui si e’ ancora a poco piu’ di meta’ curva ma si puo’ cominciare ad accelerare con garbo; una buona velocita’ di percorrenza e’ al tempo stesso gratificante ed essenziale, perche’ mentre la moto scivola verso l’uscita la strada comincia a salire con decisione, finche’ davanti non si presenta l’interminabile Kesselchen. Gas aperto, motore tirato, la moto si appoggia di sul fianco sinistro e ci si arrampica su quello che sembra gia’ un bel curvone. Non e’ finita, la curva chiede piu’ gas, un’altra marcia da sfruttare fino in fondo, qualche grado in piu’ di piega da aggiungere a manetta spalancata. Questo e’ piu’ di un bel curvone, piu’ di quanto ci si aspettava. Soddisfatti ? manco per idea, perche’ la pista prosegue testarda nella sua tendenza sinistrorsa e continua insaziabile a chiedere di piu’; piu’ gas, piu’ veloci, ancora piu’ inclinati. Kesselchen e’ cosi’: interminabile ed esaltante, un fiotto di adrenalina che aumenta di portata fino a saturare i sensi.
Come in piena digestione l’asfalto raddrizza, sbanda vago vestro la destra, infonde un falso senso di sicurezza prima di colpire per il gran finale. Ancora due curve a sinistra, la prima velocissima appena accennata, la seconda ben piu’ stretta (qui si molla per la prima volta l’acceleratore), poi un’altra esplosione di cavalli prima di entrare con una gran frenata a Klostertal/Steilstrecken, una doppia a destra che si raccorda in un unico arco fluido con moto vicina alla piega massima. Qui finalmente si prende fiato: Bergwerk e’ alle spalle da poco piu’ di un minuto, il ricordo dei due chilometri appena percorsi durera’ ben piu’ a lungo. Anche da fermoni si possono portare via sequenze indimenticabili.

Conclusione:

Un circuito solo, un racconto double face: qual’e’ il vero Ring? quello che impaccia, o quello che esalta?
Una risposta secca non c’e’. Il Nordschleife e’ una vera montagna russa, sia fisica che emozionale, un luogo dove follia e metodo, tormento ed estasi si mescolano e si rendono piu’ forti a vicenda. E’ un luogo che trasuda il fascino perverso della paura e della sfida personale, una tentazione che si sa pericolosa ma che si intuisce irresistibile. Sottovalutarlo e’ un rischio, ma rifiutarlo e’ una piccola perdita personale. Personalmente, appena tornato potrei gia’ ripartire.


 

Un rallysta al ring! (di Maurizio Besostri – Beso)

26 aprile 2010

Ho conosciuto l’atipico e inconfondibile tracciato del Nurburgring nel 2005 in occasione di una gara da disputarsi su una BMW 330d. Venite con me per rivivere 2 i week-end in cui il mitico RING mi si è presentato in maniera diretta e senza sconti.

A marzo del 2005 non sapevo ancora molto della gara cui devo partecipare, il sito www.vln.de, sito ufficiale del campionato, è solo in tedesco, lingua che non conosco affatto, quindi non riesco ad ottenere molte informazioni da internet. Il team con il quale parteciperò alla competizione mi ha detto che si tratta di una gara della durata di 4 ore che si svolgerà sabato 9 aprile 2005, che saremo in tre a disputare la gara e che dovrò essere sul posto venerdì in tarda mattinata per effettuare le verifiche sportive e tecniche. Qualifiche e gara saranno entrambe sabato.

Causa lavoro e avendo il team prenotato l’albergo da venerdì, opto per una partenza nella mattina del venerdì delle verifiche. Vivendo a Milano mi aspettano circa 800 chilometri, fortunatamente quasi completamente autostradali e che dividerò con la mia ragazza. Preparo tutto, la sera prima della partenza, compreso caricare la macchina. Vado a letto presto sperando di dormire pesantemente. All’ora del risveglio, che per pudore non riferisco, la sveglia fa il suo dovere e dopo un caffè forte siamo pronti per la trasferta. E’ ancora buio, sono le 4 e 30 del mattino e sulla strada c’è poco traffico. Arriviamo a Chiasso rapidamente, si entra in Svizzera dove è necessario acquistare la vignetta per poter percorrere i quasi 300 km di autostrade elvetiche che ci portano a Basel. Passiamo per Lugano, Bellinzona, il tunnel del San Gottardo, dove vi raccomando di attivare il ricircolo prima di entrate nei quasi 16 chilometri del tunnel, poi Lucerna e siamo finalmente a Basel. Usciamo dalla Svizzera per entrare in Germania. Abbiamo percorso 350 km e sono le 8 del mattino. Ci fermiamo per qualche minuto per mangiare qualcosa e riposarci. I 300 km svizzeri percorsi rispettando “rigorosamente” i limiti di velocità imposti sono pesanti. Ma finalmente siamo in Germania dove le autostrade hanno due caratteristiche molto positive: sono gratis e non ci sono limiti di velocità. In realtà per alcuni chilometri è presente il limite di 120 chilometri orari, ma solo perché l’autostrada è in fase di ammodernamento. Un cambio di guida e si riparte. Ci aspettano ancora 450 km. Direzione Karlsruhe, che sembra non arrivare mai, poi arriviamo in prossimità di Ludwigshafen-Mannheim, passiamo di fianco al tracciato di Hockenheim, di cui si vedono le tribune, e prendiamo l’autostrada A61 in direzione di Koblenz. Abbiamo fatto 600 km e ne mancano ancora 200. Percorriamo di slancio i 170 chilometri che ci separano dall’uscita dell’autostrada in prossimità di Koblenz e siamo a 30 km dalla nostra meta. Al primo cartello di “STOP”, dopo circa sette ore, quasi mi dimentico di schiacciare la frizione. Stiamo ora percorrendo una strada a due corsie, una per senso di marcia, in collina con prati verdi e boschetti a destra e a sinistra. A un certo momento sulla destra si apre un varco tra le piante e in un grande spiazzo sterrato ci sono quattro o cinque camper parcheggiati e dietro di loro… ECCOLO, l’asfalto del vecchio Nurburgring, con i suoi cordoli e le sue scritte di vernice. Proseguiamo, ancora pochi chilometri e arriviamo nella zona del Paddock del nuovo tracciato, quello della formula uno. Facciamo un giro di esplorazione e individuato l’ingresso principale, ritiriamo il nostro pass e quello del team, che è ancora in autostrada e sta raggiungendo il tracciato. Ormai è mezzogiorno, il cielo è nuvoloso, a tratti scende una pioggerellina leggera ma tagliente, la temperatura è sicuramente inferiore ai 5 gradi. Prendiamo un posto nel paddock e guardiamo un po’ chi saranno i nostri avversari in pista. Ci sono Porche 911 GT3, Mercedes e Opel ex DTM, Chevrolet Corvette, Dodge Viper, BMW M3, Jaguar del V8Star, Honda S2000 ed altre vetture che solo a guardarle si capisce che sono fuori dalla nostra portata ma anche Ford Focus, VW Golf, Alfa 147 ed altre con cui la lotta sembra possibile. Dopo un po’ di ambientamento, arriva anche il team con la BMW 330d sul carrello. Verifiche sportive OK. Le verifiche tecniche iniziano alle 17:00 e proseguono fino alle 20:30, nel frattempo è possibile fare qualche giro di conoscenza dei 24 chilometri del tracciato che comprende un tratto della pista di Formula Uno più la Nordschleife. Dei tre piloti componenti il team, il più esperto non aveva bisogno di fare conoscenza con il circuito, che già aveva calcato più volte, anche in occasione della 24 ore. L’altro componente del team ed io non avevamo una conoscenza diretta del tracciato. Io però avevo fatto “i compiti a casa”, scaricandomi parecchi camera-car da internet e studiandomi la pista sulla PlayStation con GT4. Si è quindi preferito che il meno esperto in materia di Ring avesse il maggior tempo possibile a disposizione nel pomeriggio per imparare la pista e che io avrei preso la macchina dopo di lui. Nel frattempo però la pioggerella si era intensificata e durante il turno di prova del mio compagno di squadra alcune auto avevano perso il controllo e urtato le barriere con conseguente interruzione della sessione di prova fino ad una definitiva conclusione prematura della stessa. Il mio contatto con la pista sarebbe dunque avvenuto l’indomani mattina durante le prove di qualifica. Effettuiamo le verifiche tecniche compresi i controlli a casco e tuta, e siamo pronti per la gara. Andiamo in albergo, una doccia, cena e a letto presto perché domani alle 7:30 c’è il briefing e poi dalle 8:30 alle 10:00 le qualifiche. Riassunto della giornata: sveglia improponibile, 800 chilometri, scartoffie burocratiche e un gran freddo… ma domani si corre sul Ring!

Sabato mattina sveglia ore 6, appena in piedi guardo fuori dalla finestra per vedere se è sereno oppure piove e… sorpresa: i campi, i tetti, la strada e tutto quanto intorno è bianco. Non è brina, è neve. Pochi centimetri di neve. Ma adesso non nevica e nemmeno piove. E allora? Va bene! La neve a chi ha un passato da rallysta (come me) non fa paura, anzi. Continuo con la mia preparazione, mi metto la tuta, le scarpe e scendo per fare colazione. Prendiamo la macchina, la strada che ci conduce al paddock nel frattempo si è un po’ ripulita è ancora un po’ innevata ma è comunque transitabile con gomme estive. Arriviamo al paddock ed andiamo al media-center dove si tiene il briefing. Una volta lì vediamo che la pista è più innevata della strada normale, probabilmente l’asfalto differente ne impedisce un rapido scioglimento. Al briefing ci sono tutti i piloti dei circa 200 equipaggi. Almeno 500 persone in tuta ignifuga! Tutti presenti. In attesa di un verdetto. Il direttore di gara comunica che se è presente della neve sulla pista la gara non si può disputare. Motivi regolamentari e assicurativi, non essendoci state lamentele, evidentemente gli altri piloti avevano già previsto tale situazione. A nessuno viene in mente di pulire la pista per velocizzare lo scioglimento della neve, evidentemente i km sono troppi. Le prove di qualifica sono ritardate di un’ora con partenza alle 9:30, ma la neve ancora non si è sciolta, allora vengono ulteriormente posticipate alle 10:30, a quell’ora la neve sul rettilineo dei box si è sciolta tutta ma voci dicono che nel sottobosco ancora la pista non sia pulita. Alle 11:30 gli altoparlanti dentro i box diffondono una notizia in tedesco, che non capisco ma che non ha bisogno di traduzione. I meccanici cominciano le operazioni che vogliono dire una sola cosa. La gara è annullata. Si torna a casa. Gli altri equipaggi non sembrano tanto delusi ma io lo sono. Dopo tutta la trasferta devo tornare a casa senza aver messo piede sul tracciato? Mentre tutti gli altri partono da Nurburg la mia ragazza ed io decidiamo di restare ancora una notte. Come avremmo fatto se avessi corso. Torniamo in albergo, doccia e dormitina. Nel frattempo il cielo si apre ed esce il sole. Verso le 17:00 dalla camera dell’albergo sento l’inconfondibile rumore metallico delle pedane che vengono sfilate dalla pancia di un carrello per far scendere una macchina. La macchina, anzi, le due macchine si mettono in moto e il loro suono è intrigante! Sono due Lotus Seven! Gli “sfilatini”. Vetturette due posti senza tetto ne parabrezza, tutto muso, trazione posteriore, gomme Avon Racing e cambio sequenziale meccanico. Si apprestano a entrare in pista. E’ vero! Avevo dimenticato! C’è la circolazione turistica! E allora si và. Prendiamo il mio Coupè e andiamo verso l’ingresso della Touristen-Fahrten. Neanche un chilometro e sono nel parcheggio dove nei week-end di circolazione turistica ci sono più Porsche che nei piazzali di Zuffenhausen, ma per l’occasione il parcheggio è quasi vuoto. Prendo un biglietto per un giro di pista, 15 euro, infilo il biglietto, si alza la sbarra (come al casello dell’autostrada) e si parte. Le regole sono quelle delle autostrade tedesche, niente limiti di velocità, si supera solo a sinistra e se qualcuno ti fa i fari metti la freccia a destra e lo lasci passare. Entriamo in pista con un certo timore reverenziale: ne ho lette tante su internet di gente che finisce sul rail nel primo giro. Sono guardingo. Si entra in pista a metà del rettilineo lungo più di 3 km! La pista è molto larga, poco più di un metro d’erba e poi c’è il guard-rail. La strada si muove, sale e scende, curvoni ciechi da fare in pieno; ma se non sai dove gira devi andare piano o sei nell’erba. Il dosso di Flugplatz, la compressione di Fuchsrohre: che spettacolo! La pista si stringe e i guard-rail si avvicinano, ancora un pezzo veloce, poi si scende, un curvone a destra in tre tempi e mosso (Miss-Hit-Miss). Ancora il lento, poi il veloce in leggera salita e arriva il Caracciola-Karussell, il tornantone sinistro soprelevato in cemento. Sembra di essere in una centrifuga! Ma c’è la sensazione di avere tanto grip. Siamo a 12 chilometri dall’ingresso pista, e arriva il meglio! Si sale, si scende, si risale… tutto stretto, medio veloce. Siamo a Wipperman, si taglia a sinistra e a destra, passando sui cordoli piatti e alti più di una spanna, Sono ancora guardingo. Prima di Pflanzgarten c’è una sinistra doppia che mi inganna e sbaglio la traiettoria trovandomi troppo interno per aprire il gas, poi i due dossi dove la macchina si alleggerisce, il primo in rettilineo appena prima di una staccata, il secondo in usicita di curva da fare con le ruote dritte, si scende e lo stomaco sale in gola. Poi ancora una sinistra con l’interno soprelevato in cemento, il piccolo Karussell. Una destra lunga e siamo sul rettilineo di partenza: ormai si può mollare il gas per far rifiatare la meccanica; ci spostiamo a destra, il giro è finito e siamo costretti a uscire. Siamo ancora nel parcheggio da dove siamo partiti circa un quarto d’ora prima. Wow! Scendo dalla macchina e faccio due passi per far defluire l’adrenalina. Ho girato con una macchina di serie, una trazione anteriore, ma l’emozione è comunque tanta. Dieci minuti e sono ancora in pista. Non riesco a resistere. Sono un po’ meno guardingo. Le curve girano come pensavo. Come avevo imparato dai filmati e dalla Playstation. Le pendenze però sono molto più accentuate di quanto credevo. Ma ora sono un po’ più sicuro. L’euforia mi prende, ma non voglio esagerare! Ho fatto solo un giro. Non posso pensare di conoscere il Ring. Ma nelle prime curve sono quasi pieno. Tiro le marce vicino al limitatore e comincio a frenare più tardi e in modo più deciso. La gomme cominciano a stridere in percorrenza di curva, tra una curva e l’altra la macchina comincia a vibrare, butto un occhio al tachimetro… 180km/h!! Non è tanto, ma sono i discesa e sta per arrivare la compressione dopo Fuchsrohre, alleggerisco il gas, non è ancora il momento di farla in pieno. Appena dopo la compressione ho un flash!! Devo ancora fare 800 chilometri per tornare a casa. Continuo così al novanta per cento. Senza esagerare, senza rischiare. Mi godo il momento e assaporo l’asfalto cercando le traiettorie giuste. Arrivo alla fine, contento e soddisfatto. La macchina è ancora sana. Ci siamo divertiti. Cena, albergo e domenica mattina, con calma, si riparte e si torna a casa. Adesso il tempo è bello e il sole finalmente scalda e ci accompagna fino a Milano dove arriviamo per sera.

Non ho gareggiato e non ho neanche provato la BMW da gara. Ma ho poggiato le ruote sul Ring. Una pista che definire “pista” è riduttivo. Il week-end è stato positivo. Un amante delle auto non deve perdersi questa esperienza. Le parole del Team manager dopo l’annullamento della gara: “la recuperiamo prima dell’estate?” mi risuonano in testa. Riuscirò a recuperare la gara? Continuate a leggere e lo saprete.

Rieccoci, l’anno è sempre lo stesso, il 2005, ma il mese questa volta è agosto, (la neve è ormai lontana) ma anche questa trasferta, sembra non partire sotto i migliori auspici. Pochi giorni prima di partire le abbondanti piogge estive stavano allagando la parte sud-est della Germania e la Svizzera. Il tunnel del Gottardo era stato chiuso per infiltrazioni e l’autostrada A2 in Svizzera era transitabile su una sola corsia e interdetta ai camion. Ma la pioggia era terminata e la situazione andava migliorando. Non volendo rischiare preferisco passare dalla Francia utilizzando il tunnel del Monte Bianco. In questo modo i chilometri passano da 800 a 1050 ed essendoci i limiti sulle autostrade francesi il tempo stimato per il viaggio passa da 7 a 11 ore. Per questo motivo anticipo la partenza da venerdì a giovedì e pernotto in Francia, a Digione. Arrivo venerdì 26 agosto nel primo pomeriggio al Nurburgring. Il team è già sul posto, verifiche sportive, OK. Questa volta la gara è della durata di 6 ore. Mi preparo per effettuare le prove libere: vado in direzione gara dove in pochi capiscono l’inglese: dico che devo fare le prove libere e mi danno un braccialetto blu e chiedo se devo pagare qualcosa. Mi rispondono che dovrebbe avere già pagato il team. OK! Torno al box, sistemo il sedile e le cinture, tuta, casco, guanti, entro in macchina, esco dal box e mi dirigo verso la pista, alla fine della corsia box un commissario mi fa segno di fargli vedere il braccialetto e quando vede il mio braccialetto blu comincia ad agitarsi e a farmi segno di spostarmi sulla destra. Accosto, mi fermo, e mi fa capire in qualche maniera che ci vuole un braccialetto bianco. Torno di corsa in direzione gara che è “ovviamente” all’inizio della corsia box e riferisco l’accaduto. La signora che parla inglese mi chiede se devo guidare. “Certo che devo guidare” e la signora allora mi dice che ci vuole il braccialetto bianco e che lo deve comprare. Comprato il braccialetto bianco e chiedendomi a cosa servisse allora quello blu, torno alla macchina e finalmente riesco a superare il commissario all’uscita della corsia box. Il tempo è bello, la pista è asciutta, la macchina ha il motore nuovo, tutto è ok. Entro in pista, sulla pista della F1. Percorro il tracciato della formula uno fino al raccordo che, girando a destra, mi porta alla RTL-Kurve saltando Ford e Dunlop Kurve. Studio il comportamento della macchina, ho le gomme slick e sono ancora fredde. La macchina va in sovrasterzo appena accelero in uscita dalle curve lente. Mi supera qualche Porsche 911 GT3 RS e Dodge Viper GTS-R. Alla fine del primo giro della F1 posso girare a destra e entrare nella pit lane o andare a sinistra e prendere l’anello di 20 km. Prendo per la pit lane come mi ha chiesto il team per verificare che tutto sia in regola. Passo ai box, tutto sembra ok. Rientro in pista. Comincio a spingere. Questa volta al termine del primo giro della F1 prendo a sinistra per la Nordschleife. La pista me la ricordo, sono passato solo 4 mesi dalla scorsa volta. Un dosso, si scende, la prima curva, a sinistra, tratto veloce, poi c’è Hatzenbach una serie di curve, la mia esperienza rallystica mi spinge ancora a prendere le note in questo tratto che sembra una Prova Speciale “S5- per D4 due tempi apre in S4 corta in D4 taglia in S4 chiude 200 D4- in dosso taglia subito S4 apre scende” sono a Hocheichen qui metto giù tutto e non mi sembra che la macchina risponda in maniera pronta come prima. Proseguo, c’è la salita verso Flugplatz. Il motore non spinge più. Getto uno sguardo agli strumenti. La temperatura del motore è salita. Non schiaccio più a fondo. Tengo bassi i giri del motore. La temperatura continua a salire. C’è un pezzo veloce. Accendo le quattro frecce. Ho fatto 6 chilometri e ne mancano ancora 18 per arrivare ai box. Arrivo al quattordicesimo chilometro e la temperatura è sul rosso. La strada sala verso il Karussell. Sono a Kesselchen. Mi accosto sull’erba fuori pista, spengo il motore e comunico l’accaduto ai box. Devo aspettare la fine delle prove libere e farmi riportare ai box dal carro attrezzi. Nel frattempo apro il cofano e controllo il motore. Svito molto lentamente e con attenzione il tappo del liquido di raffreddamento e molto stranamente non succede niente. Non c’è acqua nel radiatore!!! Una volta ai box si analizza la situazione: il radiatore non ha perdite. Meglio! Ma allora l’acqua non c’era? Ormai le prove sono concluse e non sono riuscito a concludere nemmeno un giro completo. Mancano le verifiche tecniche, cena e a letto. E’ sabato mattina. Mi sveglio. Come ogni volta guardo fuori dalla finestra. Questa volta siamo nella nebbia… Mi vesto e vado a fare una lauta colazione. Ore 7:30 siamo nel Paddock per il briefing. La nebbia si è alzata ma ancora non si vede il sole. Ore 8:30: il team manager e primo pilota del team comincia la sessione di qualifica. Qualche giro. Il motore gira bene, nessun problema. Salgo in macchina e comincio la mia sessione di qualifica. Dopo una parte della pista di F1 si può tornare sul rettilineo box per far partire il cronometro senza fare 24 chilometri di riscaldamento. Parte il tempo. Qui la pista e larga e le vie di fuga sono immense, spingo forte. Arrivo sulla Nordschleife dove non spingo ancora al massimo, l’asfalto è umido e devo fare esperienza sulla macchina e sulla pista. Arrivo al punto dove mi sono fermato il giorno prima e lo passo! Arrivo al Caracciola-Karussell, il tornantone sinistro sopraelevato in cemento. Ci vado cauto. Comincia il tratto più tecnico e che mi piace di più. Un toboga di quattro chilometri fino al piccolo Karussell molto mossi con cordoli piatti e alti, da tagliare. Finisco il primo giro: che emozione! Ne faccio anche un secondo e un terzo: sto guidando da almeno mezz’ora e non me ne sono accorto. Rientro per fare un controllo sulla vettura e cederla al terzo membro del team. Sono ormai le 10:00. Termina la sessione di qualifica. Il miglior giro è stato fatto dal team manager in 10:57:674. Io sono a circa 20 secondi dal suo tempo. Un secondo al chilometro sulla pista umida da chi ha più di cento giri alle spalle sul Ring lo accetto più che volentieri. Ma è ora di pensare alla gara. Tra due ore si parte. Questa volta non c’è neve, non piove e non ci sono nuvole. Il primo turno lo fa il team manager. Sono sul muretto box, più di 200 macchine, divise in tre gruppi distanziate di un paio di minuti, passano davanti a me per la partenza lanciata. Siamo nel terzo gruppo. Dopo un’ora di gara è il mio turno! Arriva la macchina, si spegne il motore, salto in macchina. Ho il tempo di allacciarmi le cinture con calma mentre fanno il pieno… “Finito, vai!” Metto in moto e parto. Sono in gara, con il mio 3000 turbo diesel battaglio con altri diesel e con qualche benzina di minor cilindrata. Spesso da dietro arriva qualche missile terra-terra con i fari accesi che mi riempiono gli specchietti: Porsche 911, Jaguar V8 Star, Dodge Viper, Opel Calibra DTM, appena posso li faccio passare e cerco di seguirli per qualche curva mentre annuso l’odore fruttato della loro benzina chimica. Se sono in bagarre e non mi accorgo subito del loro arrivo, i commissari agitano le bandiere blu, uno sguardo agli specchi e lascio strada. Dopo due ore di gara e undici giri consecutivi comincio ad avere sete, ma non sento la stanchezza. L’adrenalina circola libera e felice. Il cielo si è rannuvolato. Rientro ai box per il cambio pilota. Mi rilasso, mangio e bevo un po’. Un altro turno per il team manager poi uno per il terzo membro dell’equipaggio. Manca circa un’ora alla fine della gara. Riprendo la vettura per portarla fino alla bandiera a scacchi. Rientro in pista con le gomme usate nei due turni precedenti, sono ancora abbastanza calde. Dopo neanche un giro sento delle vibrazioni sullo sterzo nei curvoni a destra ma niente in staccata e nelle curve lente. Continuo spingendo. Dopo un giro nella stessa curva dove ho cominciato ad avvertire le vibrazioni, queste sono più intense. Con il procedere dei chilometri le vibrazioni aumentano e si presentano anche in rettilineo oltre i 200 km/h. Probabilmente l’anteriore sinistra è spiattellata. Mi viene subito in mente Raikkonen, che qualche settimana prima ha perso proprio al Nurburgring, negli ultimi giri, la ruota anteriore destra che aveva spiattellato in una frenata al limite. Controllo l’ora. Sono le 17:40: mancano venti minuti al termine della gara e sto girando su un passo di 10 minuti e 15 secondi al giro quindi devo fare ancora due giri. Cerco di non forzare nelle curve a destra, mentre in quelle a sinistra vado come al solito. Sul lungo rettilineo che precede l’arrivo, dove solitamente andavo a 260 km/h, riduco la velocità a 220 ma le vibrazioni si sentono comunque. Inizio l’ultimo giro, ancora 24 chilometri. Dopo 7 chilometri davanti a me c’è una Honda S2000 distanziata di circa 200 metri, a Schwedenkreuz la Honda oltrepassa un dosso e non la vedo più per un attimo… subito dopo vedo una nuvola bianca e pezzi neri che volano in cielo, mollo il gas, arrivo sul dosso e ci sono pezzi di gomma dappertutto. Cerco di evitare i pezzi più grossi ma passo in mezzo ai detriti. La Honda è ferma poco più avanti nella erba della Aremberg senza la gomma anteriore sinistra. Non so se sia riuscita a non andare contro il rail. E’ un segno? Ho sicuramente raccolto dei detriti di gomma passandoci in mezzo. Mancano 17 chilometri alla fine della 6 ore. Voglio assolutamente arrivare alla bandiera a scacchi. I 17 chilometri più lunghi della mia vita. Non mi è mai sembrato di andare così piano. Riesco a leggere i cartelli verdi che indicano i nomi delle curve: Kallenhard, Bergwerk, Caracciola-Karussell… prima neanche li vedevo. Mi sorpassano i soliti mostri. Neanche troppo velocemente, forse hanno alzato il piede anche loro. Non c’è il giro d’onore su una pista di 24 chilometri, tutto il pubblico suona le trombe e sventola bandieroni con gli stemmi delle case tedesche: Porsche, Audi, Mercedes, Opel e quando vedo il logo BMW non resisto e saluto con la mano fuori dal finestrino. Manca il rettilineo da 3 chilometri che percorro a 180 km/h con il volante che vibra incredibilmente, una variante e sono sul rettilineo dei box. Passo sotto la bandiera a scacchi e faccio i fari avvicinandomi al muretto box! Sono felicissimo! Concludiamo la gara in 6 ore, 3 minuti e 57 secondi. Posizione finale: 116 su 218 partiti. Non c’è male, anche se si poteva fare molto meglio.

Adesso ho un po’ più di esperienza, in tutto ho compiuto circa 22 giri al Ring. Sono molto lontano dal poter dire di conoscere la Nordschleife, ma posso affermare che mi è entrata nel cuore e che esperienze così intense sono difficili da provare altrove, allora cosa aspettate… Ci vediamo al Grune Holle restaurant!

Maurizio Besostri, ma chiamatemi BESO!!