Ho conosciuto l’atipico e inconfondibile tracciato del Nurburgring nel 2005 in occasione di una gara da disputarsi su una BMW 330d. Venite con me per rivivere 2 i week-end in cui il mitico RING mi si è presentato in maniera diretta e senza sconti.
A marzo del 2005 non sapevo ancora molto della gara cui devo partecipare, il sito www.vln.de, sito ufficiale del campionato, è solo in tedesco, lingua che non conosco affatto, quindi non riesco ad ottenere molte informazioni da internet. Il team con il quale parteciperò alla competizione mi ha detto che si tratta di una gara della durata di 4 ore che si svolgerà sabato 9 aprile 2005, che saremo in tre a disputare la gara e che dovrò essere sul posto venerdì in tarda mattinata per effettuare le verifiche sportive e tecniche. Qualifiche e gara saranno entrambe sabato.
Causa lavoro e avendo il team prenotato l’albergo da venerdì, opto per una partenza nella mattina del venerdì delle verifiche. Vivendo a Milano mi aspettano circa 800 chilometri, fortunatamente quasi completamente autostradali e che dividerò con la mia ragazza. Preparo tutto, la sera prima della partenza, compreso caricare la macchina. Vado a letto presto sperando di dormire pesantemente. All’ora del risveglio, che per pudore non riferisco, la sveglia fa il suo dovere e dopo un caffè forte siamo pronti per la trasferta. E’ ancora buio, sono le 4 e 30 del mattino e sulla strada c’è poco traffico. Arriviamo a Chiasso rapidamente, si entra in Svizzera dove è necessario acquistare la vignetta per poter percorrere i quasi 300 km di autostrade elvetiche che ci portano a Basel. Passiamo per Lugano, Bellinzona, il tunnel del San Gottardo, dove vi raccomando di attivare il ricircolo prima di entrate nei quasi 16 chilometri del tunnel, poi Lucerna e siamo finalmente a Basel. Usciamo dalla Svizzera per entrare in Germania. Abbiamo percorso 350 km e sono le 8 del mattino. Ci fermiamo per qualche minuto per mangiare qualcosa e riposarci. I 300 km svizzeri percorsi rispettando “rigorosamente” i limiti di velocità imposti sono pesanti. Ma finalmente siamo in Germania dove le autostrade hanno due caratteristiche molto positive: sono gratis e non ci sono limiti di velocità. In realtà per alcuni chilometri è presente il limite di 120 chilometri orari, ma solo perché l’autostrada è in fase di ammodernamento. Un cambio di guida e si riparte. Ci aspettano ancora 450 km. Direzione Karlsruhe, che sembra non arrivare mai, poi arriviamo in prossimità di Ludwigshafen-Mannheim, passiamo di fianco al tracciato di Hockenheim, di cui si vedono le tribune, e prendiamo l’autostrada A61 in direzione di Koblenz. Abbiamo fatto 600 km e ne mancano ancora 200. Percorriamo di slancio i 170 chilometri che ci separano dall’uscita dell’autostrada in prossimità di Koblenz e siamo a 30 km dalla nostra meta. Al primo cartello di “STOP”, dopo circa sette ore, quasi mi dimentico di schiacciare la frizione. Stiamo ora percorrendo una strada a due corsie, una per senso di marcia, in collina con prati verdi e boschetti a destra e a sinistra. A un certo momento sulla destra si apre un varco tra le piante e in un grande spiazzo sterrato ci sono quattro o cinque camper parcheggiati e dietro di loro… ECCOLO, l’asfalto del vecchio Nurburgring, con i suoi cordoli e le sue scritte di vernice. Proseguiamo, ancora pochi chilometri e arriviamo nella zona del Paddock del nuovo tracciato, quello della formula uno. Facciamo un giro di esplorazione e individuato l’ingresso principale, ritiriamo il nostro pass e quello del team, che è ancora in autostrada e sta raggiungendo il tracciato. Ormai è mezzogiorno, il cielo è nuvoloso, a tratti scende una pioggerellina leggera ma tagliente, la temperatura è sicuramente inferiore ai 5 gradi. Prendiamo un posto nel paddock e guardiamo un po’ chi saranno i nostri avversari in pista. Ci sono Porche 911 GT3, Mercedes e Opel ex DTM, Chevrolet Corvette, Dodge Viper, BMW M3, Jaguar del V8Star, Honda S2000 ed altre vetture che solo a guardarle si capisce che sono fuori dalla nostra portata ma anche Ford Focus, VW Golf, Alfa 147 ed altre con cui la lotta sembra possibile. Dopo un po’ di ambientamento, arriva anche il team con la BMW 330d sul carrello. Verifiche sportive OK. Le verifiche tecniche iniziano alle 17:00 e proseguono fino alle 20:30, nel frattempo è possibile fare qualche giro di conoscenza dei 24 chilometri del tracciato che comprende un tratto della pista di Formula Uno più la Nordschleife. Dei tre piloti componenti il team, il più esperto non aveva bisogno di fare conoscenza con il circuito, che già aveva calcato più volte, anche in occasione della 24 ore. L’altro componente del team ed io non avevamo una conoscenza diretta del tracciato. Io però avevo fatto “i compiti a casa”, scaricandomi parecchi camera-car da internet e studiandomi la pista sulla PlayStation con GT4. Si è quindi preferito che il meno esperto in materia di Ring avesse il maggior tempo possibile a disposizione nel pomeriggio per imparare la pista e che io avrei preso la macchina dopo di lui. Nel frattempo però la pioggerella si era intensificata e durante il turno di prova del mio compagno di squadra alcune auto avevano perso il controllo e urtato le barriere con conseguente interruzione della sessione di prova fino ad una definitiva conclusione prematura della stessa. Il mio contatto con la pista sarebbe dunque avvenuto l’indomani mattina durante le prove di qualifica. Effettuiamo le verifiche tecniche compresi i controlli a casco e tuta, e siamo pronti per la gara. Andiamo in albergo, una doccia, cena e a letto presto perché domani alle 7:30 c’è il briefing e poi dalle 8:30 alle 10:00 le qualifiche. Riassunto della giornata: sveglia improponibile, 800 chilometri, scartoffie burocratiche e un gran freddo… ma domani si corre sul Ring!
Sabato mattina sveglia ore 6, appena in piedi guardo fuori dalla finestra per vedere se è sereno oppure piove e… sorpresa: i campi, i tetti, la strada e tutto quanto intorno è bianco. Non è brina, è neve. Pochi centimetri di neve. Ma adesso non nevica e nemmeno piove. E allora? Va bene! La neve a chi ha un passato da rallysta (come me) non fa paura, anzi. Continuo con la mia preparazione, mi metto la tuta, le scarpe e scendo per fare colazione. Prendiamo la macchina, la strada che ci conduce al paddock nel frattempo si è un po’ ripulita è ancora un po’ innevata ma è comunque transitabile con gomme estive. Arriviamo al paddock ed andiamo al media-center dove si tiene il briefing. Una volta lì vediamo che la pista è più innevata della strada normale, probabilmente l’asfalto differente ne impedisce un rapido scioglimento. Al briefing ci sono tutti i piloti dei circa 200 equipaggi. Almeno 500 persone in tuta ignifuga! Tutti presenti. In attesa di un verdetto. Il direttore di gara comunica che se è presente della neve sulla pista la gara non si può disputare. Motivi regolamentari e assicurativi, non essendoci state lamentele, evidentemente gli altri piloti avevano già previsto tale situazione. A nessuno viene in mente di pulire la pista per velocizzare lo scioglimento della neve, evidentemente i km sono troppi. Le prove di qualifica sono ritardate di un’ora con partenza alle 9:30, ma la neve ancora non si è sciolta, allora vengono ulteriormente posticipate alle 10:30, a quell’ora la neve sul rettilineo dei box si è sciolta tutta ma voci dicono che nel sottobosco ancora la pista non sia pulita. Alle 11:30 gli altoparlanti dentro i box diffondono una notizia in tedesco, che non capisco ma che non ha bisogno di traduzione. I meccanici cominciano le operazioni che vogliono dire una sola cosa. La gara è annullata. Si torna a casa. Gli altri equipaggi non sembrano tanto delusi ma io lo sono. Dopo tutta la trasferta devo tornare a casa senza aver messo piede sul tracciato? Mentre tutti gli altri partono da Nurburg la mia ragazza ed io decidiamo di restare ancora una notte. Come avremmo fatto se avessi corso. Torniamo in albergo, doccia e dormitina. Nel frattempo il cielo si apre ed esce il sole. Verso le 17:00 dalla camera dell’albergo sento l’inconfondibile rumore metallico delle pedane che vengono sfilate dalla pancia di un carrello per far scendere una macchina. La macchina, anzi, le due macchine si mettono in moto e il loro suono è intrigante! Sono due Lotus Seven! Gli “sfilatini”. Vetturette due posti senza tetto ne parabrezza, tutto muso, trazione posteriore, gomme Avon Racing e cambio sequenziale meccanico. Si apprestano a entrare in pista. E’ vero! Avevo dimenticato! C’è la circolazione turistica! E allora si và. Prendiamo il mio Coupè e andiamo verso l’ingresso della Touristen-Fahrten. Neanche un chilometro e sono nel parcheggio dove nei week-end di circolazione turistica ci sono più Porsche che nei piazzali di Zuffenhausen, ma per l’occasione il parcheggio è quasi vuoto. Prendo un biglietto per un giro di pista, 15 euro, infilo il biglietto, si alza la sbarra (come al casello dell’autostrada) e si parte. Le regole sono quelle delle autostrade tedesche, niente limiti di velocità, si supera solo a sinistra e se qualcuno ti fa i fari metti la freccia a destra e lo lasci passare. Entriamo in pista con un certo timore reverenziale: ne ho lette tante su internet di gente che finisce sul rail nel primo giro. Sono guardingo. Si entra in pista a metà del rettilineo lungo più di 3 km! La pista è molto larga, poco più di un metro d’erba e poi c’è il guard-rail. La strada si muove, sale e scende, curvoni ciechi da fare in pieno; ma se non sai dove gira devi andare piano o sei nell’erba. Il dosso di Flugplatz, la compressione di Fuchsrohre: che spettacolo! La pista si stringe e i guard-rail si avvicinano, ancora un pezzo veloce, poi si scende, un curvone a destra in tre tempi e mosso (Miss-Hit-Miss). Ancora il lento, poi il veloce in leggera salita e arriva il Caracciola-Karussell, il tornantone sinistro soprelevato in cemento. Sembra di essere in una centrifuga! Ma c’è la sensazione di avere tanto grip. Siamo a 12 chilometri dall’ingresso pista, e arriva il meglio! Si sale, si scende, si risale… tutto stretto, medio veloce. Siamo a Wipperman, si taglia a sinistra e a destra, passando sui cordoli piatti e alti più di una spanna, Sono ancora guardingo. Prima di Pflanzgarten c’è una sinistra doppia che mi inganna e sbaglio la traiettoria trovandomi troppo interno per aprire il gas, poi i due dossi dove la macchina si alleggerisce, il primo in rettilineo appena prima di una staccata, il secondo in usicita di curva da fare con le ruote dritte, si scende e lo stomaco sale in gola. Poi ancora una sinistra con l’interno soprelevato in cemento, il piccolo Karussell. Una destra lunga e siamo sul rettilineo di partenza: ormai si può mollare il gas per far rifiatare la meccanica; ci spostiamo a destra, il giro è finito e siamo costretti a uscire. Siamo ancora nel parcheggio da dove siamo partiti circa un quarto d’ora prima. Wow! Scendo dalla macchina e faccio due passi per far defluire l’adrenalina. Ho girato con una macchina di serie, una trazione anteriore, ma l’emozione è comunque tanta. Dieci minuti e sono ancora in pista. Non riesco a resistere. Sono un po’ meno guardingo. Le curve girano come pensavo. Come avevo imparato dai filmati e dalla Playstation. Le pendenze però sono molto più accentuate di quanto credevo. Ma ora sono un po’ più sicuro. L’euforia mi prende, ma non voglio esagerare! Ho fatto solo un giro. Non posso pensare di conoscere il Ring. Ma nelle prime curve sono quasi pieno. Tiro le marce vicino al limitatore e comincio a frenare più tardi e in modo più deciso. La gomme cominciano a stridere in percorrenza di curva, tra una curva e l’altra la macchina comincia a vibrare, butto un occhio al tachimetro… 180km/h!! Non è tanto, ma sono i discesa e sta per arrivare la compressione dopo Fuchsrohre, alleggerisco il gas, non è ancora il momento di farla in pieno. Appena dopo la compressione ho un flash!! Devo ancora fare 800 chilometri per tornare a casa. Continuo così al novanta per cento. Senza esagerare, senza rischiare. Mi godo il momento e assaporo l’asfalto cercando le traiettorie giuste. Arrivo alla fine, contento e soddisfatto. La macchina è ancora sana. Ci siamo divertiti. Cena, albergo e domenica mattina, con calma, si riparte e si torna a casa. Adesso il tempo è bello e il sole finalmente scalda e ci accompagna fino a Milano dove arriviamo per sera.
Non ho gareggiato e non ho neanche provato la BMW da gara. Ma ho poggiato le ruote sul Ring. Una pista che definire “pista” è riduttivo. Il week-end è stato positivo. Un amante delle auto non deve perdersi questa esperienza. Le parole del Team manager dopo l’annullamento della gara: “la recuperiamo prima dell’estate?” mi risuonano in testa. Riuscirò a recuperare la gara? Continuate a leggere e lo saprete.
Rieccoci, l’anno è sempre lo stesso, il 2005, ma il mese questa volta è agosto, (la neve è ormai lontana) ma anche questa trasferta, sembra non partire sotto i migliori auspici. Pochi giorni prima di partire le abbondanti piogge estive stavano allagando la parte sud-est della Germania e la Svizzera. Il tunnel del Gottardo era stato chiuso per infiltrazioni e l’autostrada A2 in Svizzera era transitabile su una sola corsia e interdetta ai camion. Ma la pioggia era terminata e la situazione andava migliorando. Non volendo rischiare preferisco passare dalla Francia utilizzando il tunnel del Monte Bianco. In questo modo i chilometri passano da 800 a 1050 ed essendoci i limiti sulle autostrade francesi il tempo stimato per il viaggio passa da 7 a 11 ore. Per questo motivo anticipo la partenza da venerdì a giovedì e pernotto in Francia, a Digione. Arrivo venerdì 26 agosto nel primo pomeriggio al Nurburgring. Il team è già sul posto, verifiche sportive, OK. Questa volta la gara è della durata di 6 ore. Mi preparo per effettuare le prove libere: vado in direzione gara dove in pochi capiscono l’inglese: dico che devo fare le prove libere e mi danno un braccialetto blu e chiedo se devo pagare qualcosa. Mi rispondono che dovrebbe avere già pagato il team. OK! Torno al box, sistemo il sedile e le cinture, tuta, casco, guanti, entro in macchina, esco dal box e mi dirigo verso la pista, alla fine della corsia box un commissario mi fa segno di fargli vedere il braccialetto e quando vede il mio braccialetto blu comincia ad agitarsi e a farmi segno di spostarmi sulla destra. Accosto, mi fermo, e mi fa capire in qualche maniera che ci vuole un braccialetto bianco. Torno di corsa in direzione gara che è “ovviamente” all’inizio della corsia box e riferisco l’accaduto. La signora che parla inglese mi chiede se devo guidare. “Certo che devo guidare” e la signora allora mi dice che ci vuole il braccialetto bianco e che lo deve comprare. Comprato il braccialetto bianco e chiedendomi a cosa servisse allora quello blu, torno alla macchina e finalmente riesco a superare il commissario all’uscita della corsia box. Il tempo è bello, la pista è asciutta, la macchina ha il motore nuovo, tutto è ok. Entro in pista, sulla pista della F1. Percorro il tracciato della formula uno fino al raccordo che, girando a destra, mi porta alla RTL-Kurve saltando Ford e Dunlop Kurve. Studio il comportamento della macchina, ho le gomme slick e sono ancora fredde. La macchina va in sovrasterzo appena accelero in uscita dalle curve lente. Mi supera qualche Porsche 911 GT3 RS e Dodge Viper GTS-R. Alla fine del primo giro della F1 posso girare a destra e entrare nella pit lane o andare a sinistra e prendere l’anello di 20 km. Prendo per la pit lane come mi ha chiesto il team per verificare che tutto sia in regola. Passo ai box, tutto sembra ok. Rientro in pista. Comincio a spingere. Questa volta al termine del primo giro della F1 prendo a sinistra per la Nordschleife. La pista me la ricordo, sono passato solo 4 mesi dalla scorsa volta. Un dosso, si scende, la prima curva, a sinistra, tratto veloce, poi c’è Hatzenbach una serie di curve, la mia esperienza rallystica mi spinge ancora a prendere le note in questo tratto che sembra una Prova Speciale “S5- per D4 due tempi apre in S4 corta in D4 taglia in S4 chiude 200 D4- in dosso taglia subito S4 apre scende” sono a Hocheichen qui metto giù tutto e non mi sembra che la macchina risponda in maniera pronta come prima. Proseguo, c’è la salita verso Flugplatz. Il motore non spinge più. Getto uno sguardo agli strumenti. La temperatura del motore è salita. Non schiaccio più a fondo. Tengo bassi i giri del motore. La temperatura continua a salire. C’è un pezzo veloce. Accendo le quattro frecce. Ho fatto 6 chilometri e ne mancano ancora 18 per arrivare ai box. Arrivo al quattordicesimo chilometro e la temperatura è sul rosso. La strada sala verso il Karussell. Sono a Kesselchen. Mi accosto sull’erba fuori pista, spengo il motore e comunico l’accaduto ai box. Devo aspettare la fine delle prove libere e farmi riportare ai box dal carro attrezzi. Nel frattempo apro il cofano e controllo il motore. Svito molto lentamente e con attenzione il tappo del liquido di raffreddamento e molto stranamente non succede niente. Non c’è acqua nel radiatore!!! Una volta ai box si analizza la situazione: il radiatore non ha perdite. Meglio! Ma allora l’acqua non c’era? Ormai le prove sono concluse e non sono riuscito a concludere nemmeno un giro completo. Mancano le verifiche tecniche, cena e a letto. E’ sabato mattina. Mi sveglio. Come ogni volta guardo fuori dalla finestra. Questa volta siamo nella nebbia… Mi vesto e vado a fare una lauta colazione. Ore 7:30 siamo nel Paddock per il briefing. La nebbia si è alzata ma ancora non si vede il sole. Ore 8:30: il team manager e primo pilota del team comincia la sessione di qualifica. Qualche giro. Il motore gira bene, nessun problema. Salgo in macchina e comincio la mia sessione di qualifica. Dopo una parte della pista di F1 si può tornare sul rettilineo box per far partire il cronometro senza fare 24 chilometri di riscaldamento. Parte il tempo. Qui la pista e larga e le vie di fuga sono immense, spingo forte. Arrivo sulla Nordschleife dove non spingo ancora al massimo, l’asfalto è umido e devo fare esperienza sulla macchina e sulla pista. Arrivo al punto dove mi sono fermato il giorno prima e lo passo! Arrivo al Caracciola-Karussell, il tornantone sinistro sopraelevato in cemento. Ci vado cauto. Comincia il tratto più tecnico e che mi piace di più. Un toboga di quattro chilometri fino al piccolo Karussell molto mossi con cordoli piatti e alti, da tagliare. Finisco il primo giro: che emozione! Ne faccio anche un secondo e un terzo: sto guidando da almeno mezz’ora e non me ne sono accorto. Rientro per fare un controllo sulla vettura e cederla al terzo membro del team. Sono ormai le 10:00. Termina la sessione di qualifica. Il miglior giro è stato fatto dal team manager in 10:57:674. Io sono a circa 20 secondi dal suo tempo. Un secondo al chilometro sulla pista umida da chi ha più di cento giri alle spalle sul Ring lo accetto più che volentieri. Ma è ora di pensare alla gara. Tra due ore si parte. Questa volta non c’è neve, non piove e non ci sono nuvole. Il primo turno lo fa il team manager. Sono sul muretto box, più di 200 macchine, divise in tre gruppi distanziate di un paio di minuti, passano davanti a me per la partenza lanciata. Siamo nel terzo gruppo. Dopo un’ora di gara è il mio turno! Arriva la macchina, si spegne il motore, salto in macchina. Ho il tempo di allacciarmi le cinture con calma mentre fanno il pieno… “Finito, vai!” Metto in moto e parto. Sono in gara, con il mio 3000 turbo diesel battaglio con altri diesel e con qualche benzina di minor cilindrata. Spesso da dietro arriva qualche missile terra-terra con i fari accesi che mi riempiono gli specchietti: Porsche 911, Jaguar V8 Star, Dodge Viper, Opel Calibra DTM, appena posso li faccio passare e cerco di seguirli per qualche curva mentre annuso l’odore fruttato della loro benzina chimica. Se sono in bagarre e non mi accorgo subito del loro arrivo, i commissari agitano le bandiere blu, uno sguardo agli specchi e lascio strada. Dopo due ore di gara e undici giri consecutivi comincio ad avere sete, ma non sento la stanchezza. L’adrenalina circola libera e felice. Il cielo si è rannuvolato. Rientro ai box per il cambio pilota. Mi rilasso, mangio e bevo un po’. Un altro turno per il team manager poi uno per il terzo membro dell’equipaggio. Manca circa un’ora alla fine della gara. Riprendo la vettura per portarla fino alla bandiera a scacchi. Rientro in pista con le gomme usate nei due turni precedenti, sono ancora abbastanza calde. Dopo neanche un giro sento delle vibrazioni sullo sterzo nei curvoni a destra ma niente in staccata e nelle curve lente. Continuo spingendo. Dopo un giro nella stessa curva dove ho cominciato ad avvertire le vibrazioni, queste sono più intense. Con il procedere dei chilometri le vibrazioni aumentano e si presentano anche in rettilineo oltre i 200 km/h. Probabilmente l’anteriore sinistra è spiattellata. Mi viene subito in mente Raikkonen, che qualche settimana prima ha perso proprio al Nurburgring, negli ultimi giri, la ruota anteriore destra che aveva spiattellato in una frenata al limite. Controllo l’ora. Sono le 17:40: mancano venti minuti al termine della gara e sto girando su un passo di 10 minuti e 15 secondi al giro quindi devo fare ancora due giri. Cerco di non forzare nelle curve a destra, mentre in quelle a sinistra vado come al solito. Sul lungo rettilineo che precede l’arrivo, dove solitamente andavo a 260 km/h, riduco la velocità a 220 ma le vibrazioni si sentono comunque. Inizio l’ultimo giro, ancora 24 chilometri. Dopo 7 chilometri davanti a me c’è una Honda S2000 distanziata di circa 200 metri, a Schwedenkreuz la Honda oltrepassa un dosso e non la vedo più per un attimo… subito dopo vedo una nuvola bianca e pezzi neri che volano in cielo, mollo il gas, arrivo sul dosso e ci sono pezzi di gomma dappertutto. Cerco di evitare i pezzi più grossi ma passo in mezzo ai detriti. La Honda è ferma poco più avanti nella erba della Aremberg senza la gomma anteriore sinistra. Non so se sia riuscita a non andare contro il rail. E’ un segno? Ho sicuramente raccolto dei detriti di gomma passandoci in mezzo. Mancano 17 chilometri alla fine della 6 ore. Voglio assolutamente arrivare alla bandiera a scacchi. I 17 chilometri più lunghi della mia vita. Non mi è mai sembrato di andare così piano. Riesco a leggere i cartelli verdi che indicano i nomi delle curve: Kallenhard, Bergwerk, Caracciola-Karussell… prima neanche li vedevo. Mi sorpassano i soliti mostri. Neanche troppo velocemente, forse hanno alzato il piede anche loro. Non c’è il giro d’onore su una pista di 24 chilometri, tutto il pubblico suona le trombe e sventola bandieroni con gli stemmi delle case tedesche: Porsche, Audi, Mercedes, Opel e quando vedo il logo BMW non resisto e saluto con la mano fuori dal finestrino. Manca il rettilineo da 3 chilometri che percorro a 180 km/h con il volante che vibra incredibilmente, una variante e sono sul rettilineo dei box. Passo sotto la bandiera a scacchi e faccio i fari avvicinandomi al muretto box! Sono felicissimo! Concludiamo la gara in 6 ore, 3 minuti e 57 secondi. Posizione finale: 116 su 218 partiti. Non c’è male, anche se si poteva fare molto meglio.
Adesso ho un po’ più di esperienza, in tutto ho compiuto circa 22 giri al Ring. Sono molto lontano dal poter dire di conoscere la Nordschleife, ma posso affermare che mi è entrata nel cuore e che esperienze così intense sono difficili da provare altrove, allora cosa aspettate… Ci vediamo al Grune Holle restaurant!
Maurizio Besostri, ma chiamatemi BESO!!